Milan, Allegri: nessuno nasce imparato

Allegri: lasciatemi lavorare, il Milan andrà lontano. Ronaldinho è grande, ma la tecnica da sola oggi non basta più. Il maestro Max Allegri sale in cattedra dopo la lectio magistralis di professor Berlusconi. L’ora del nuovo tecnico del Milan scocca il giorno dopo lo show del presidente-premier. Finalmente può dire la sua. Ci tiene a far sapere che non sarà il fantoccio del patron, il Milan sarà suo e di nessun altro: «Sono stato definito attore e modello, mi fa piacere. Ma il mio mestiere è un altro. Il presidente non mi ha messo pressione; era logico che ieri (martedì, ndr) parlasse lui. E poi nessuno di voi giornalisti mi ha chiesto qualcosa…». Il criticato (dai tifosi) Berlusconi ha disegnato il Milan presidenziale: Ronaldinho e due punte. Allegri che farà? «Nessuno nasce imparato – sorride il tecnico -. Ho iniziato ad allenare in C2 ed è stata una fortuna. Sono felice di essere arrivato al Milan e so che ho grandi responsabilità, ma la squadra avrà molto del mio, sono l’allenatore e sono pagato per questo: se perdo cacciano me». Tutto ruota attorno a Ronaldinho: era il cocco di Leonardo, è il pallino di Berlusconi, il più grande di tutti i tempi. Allegri, già battezzato martello da alcuni giocatori dopo appena due giorni di ritiro, è d’accordo? «Dinho ha qualità mondiali, è normale che nel calcio moderno non bastano solo le qualità tecniche. Deve fare la differenza, gli ho parlato 5 minuti e gli ho detto che per me è importantissimo». Carezze, ma anche un avvertimento: «E’ scombussolato dal fuso, non ha ancora una condizione fisica ottimale (ieri si è allenato a parte, ndr): anche lui deve mettersi al servizio del gruppo». Qualcuno estrae dal cilindro il paragone con l’Eto’o: nell’Inter tricampione faceva il terzino. Allegri accoglie l’assist: «Hanno caratteristiche diverse, Eto’o si è sacrificato per la squadra. Se non sbaglio ha vinto tre titoli con il Barcellona, altrettanti con l’Inter: non è un caso». Elogia all’Inter a Milanello. Un’eresia, quando la strada per avvicinare i cugini pare ancora lunga. «Cosa ci manca per avvicinarsi a loro? La squadra dà ampie garanzie: ha ancora molto da dare. Presuntuoso da parte mia prendere e rivoluzionare tutto in una squadra che a sei giornate dalla fine del campionato lottava per lo scudetto. Abbiamo tutto per fare bene e raggiungere traguardi importanti: primi tre posti in campionato e andare il più avanti possibile in Champions». Sul modulo non si sbilancia: «Quattro dietro, tre in mezzo e poi…». E il mercato? Allegri dimentica Gattuso quando elenca i nazionali che devono ancora arrivare a Milanello (un caso?) e dice: «Se partirà qualcuno, arriverà qualcun’altro». Logico, no? -leggo.it-