Valentino corre troppo domenica in pista

Lo si era capito già martedì, non appena la sua M1 si era messa in strada, a bordo dei tir Yamaha, alla volta del Sachsenring. E ai tifosi si era allargato il cuore quando a Brno sulla R1 di Toseland era andato più veloce dei piloti di Superbike domenica sulla stessa pista. Loro in gara e integri, lui con tibia e perone spezzati (quasi) di fresco e in prova. Tutto passato, il Mugello è lontano, Valentino ha deciso: dopo 40 giorni di stop, domenica nel Gp di Germania ci sarà anche lui. Sarà che non appena sente soltanto l’odore di Max Biaggi, gli viene da tirare l’acceleratore ancora più forte. Lunedì, a 37 giorni dalla frattura di tibia e perone al Gp d’Italia, Valentino era tornato a testare le proprie condizioni: 46 giri sul circuito di Brno, dove domenica l’eterno rivale aveva cominciato ad accarezzare il sogno del primo titolo in Superbike con l’Aprilia. Ieri la radiografia alla gamba destra ha sciolto ogni dubbio: «Sono davvero felice che i miei medici mi abbiano dato l’ok per correre – racconta festante il Dottore – domani (oggi, ndr) vedrò la commissione medica e avremo la decisione definitiva. Mi mancavano troppo la moto, il team. Non vedo l’ora di rivedere tutti al paddock, ero stufo di starmene a casa». Ma non è stato Biaggi, e nemmeno la nostalgia del paddock e dei meccanici a determinare il ritorno. E’ soprattutto il circus che si è stufato di starsenee senza Valentino. Jorge Lorenzo è un caro ragazzo, un pilota veloce e anche un discreto personaggio: guascone quanto basta, strafottente quando serve. Peccato che dietro di lui ci sia il vuoto assoluto: Stoner è l’ombra del campione del mondo che fu, Pedrosa è soprannominato Camomillo e non è un caso e Dovizioso non ha ancora la personalità per sperare nemmeno di lottare per il titolo. Valentino serviva a questo campionato di MotoGp come l’ossigeno ad un sub in crisi respiratoria. Lui lo sa e sembra aver voluto fare al suo mondo quello che sembra un favore, una cortesia da innamorato: 104 punti lo dividono in classifica da Lorenzo capolista (61 a 165), il mondiale è un miraggio a meno di miracoli. E il miracolo per ora è che lui torni in pista dopo un mese e una settimana da quel 4 giugno in cui, al Mugello, aveva abbassato gli occhi sulla sua gamba spezzata in due. Poi, con il Dottore non si può mai dire. -leggo.it-