Spagna, un ritorno da eroi per le furie rosse

Spagna, grande entusiasmo già in aeroporto poi la visita al re e l’abbraccio del popolo rosso-oro. Madrid in delirio per i campioni del mondo delle furie rosse. È un sentimento a metà tra l’invidia e la nostalgia quello che accomuna gli italiani in questi primi giorni di post Mondiale. La notte di festa, il ritorno a casa sull’aereo autocelebrativo, l’abbraccio della gente. Quattro anni fa era l’Italia a vivere tutto questo, ora è la Spagna, per la prima volta nella sua storia. I nuovi campioni del Mondo sono rientrati ieri a Madrid a bordo di un Airbus A-340/600. Casillas primo a sbarcare Tra i cori ‘Campeones, campeones!’, i giocatori, tutti rigorosamente vestiti di rosso, sono spuntati lentamente dall’aeromobile. Il primo a scendere è stato capitan Casillas, che ha subito alzato al cielo ‘la Bambina’, come era stata ribattezzata da Cannavaro la coppa del Mondo. Come la chiami ora Casillas non è dato sapere, ma quel che è certo è che averla conquistata ha scatenato un’ondata di entusiasmo, anche tra chi quello stesso entusiasmo è stato o è tuttora capace a sua volta di suscitarlo. «Bisogna festeggiare per un anno intero» ha commentato uno scatenato Nadal. «È una generazione unica di giocatori e meritano questo – ha proseguito il maiorchino -. Ho toccato la coppa. Essere qui è la felicità della mia vita». Detto da lui fa un certo effetto. Felice pure Suarez: «Anche altre nazionali spagnole sono state molto belle, ma mai concrete come questa». E i complimenti arrivano anche da chi non è spagnolo ma nel paese iberico ha scritto pagine importanti, Ronaldo, ex Barça e Real: “Complimenti, Spagna. Un grande paese che adora il calcio” ha postato ieri su Twitter, senza però dimenticare gli avversari olandesi, altro paese dove il Fenomeno ha giocato: “Io ho perso e vinto delle finali Mondiali e conosco il dolore e la gioia. Per questo dico che è stata grande anche l’Olanda, che ha disputato un torneo incredibile”. Già, ma alla fine a festeggiare è una nazione sola. E quest’anno la fiesta si fa in Spagna. Nel pomeriggio la squadra è stata ricevuta dal re Juan Carlos e dalla regina, che per l’occasione sfoggiava un vestito tutto rosso. «Siete un esempio di sportività, di nobiltà, di bel gioco e di lavoro di squadra». Parole importanti quelle spese dal re all’indirizzo dei giocatori di Del Bosque, che «ha il suo merito, anche se non gli piace apparire». Poi è stato il turno del premier Zapatero. E infine tutti in piazza insieme alla gente comune, per la festa più calorosa. Erano più di un milione per l’abbraccio ai campeones a Madrid. Birra e cocktails abbondavano a bordo del double decker, dal cui piano superiore i calciatori salutavano i tifosi, a loro volta ubriachi (di gioia e non solo), sudati, bagnati fradici. Proprio come noi italiani, che però lo siamo solo per colpa dell’afa. Per il resto siamo davvero lontani. E in preda all’invidia e alla nostalgia. -dnews-