L’ultima Champions con sette titolari costruiti in cantera

Puyol, Piquè, Xavi, Iniesta, Busquets, Pedro e Valdès, a parte l’argentino Messi. Il Barcellona che 14 mesi fa conquistò la terza coppa dei Campioni a Roma contro il Manchester United (2-0) aveva sette giocatori fatti in casa. Come l’Ajax nel decennio precedente. Ecco un primato che spiega tutto della cantera del club, il vivaio come cultura popolare: e pazienza se ogni tanto qualche ragazzo scappa per cercare fortuna altrove, come Piqué – poi tornato per una sorta di debito d’onore – e come Fabregas, lanciato dall’Arsenal a diciassette anni ed ora candidato anche lui al grande ritorno. Nel calcio dei diritti tv e delle follie dei mercanti, il Barcellona conserva la propria identità. Tutto nacque con Cruyff in panchina nel 1988. Acquisti mirati (basta ricordare il bomber bulgaro Stoichkov, Pallone d’oro nel ’94), ma soprattutto la rivoluzione del settore giovanile. L’idea: copiare l’Ajax, insegnare a tutti i giovanissimi il calcio del Barça, possesso di palla, profondità, divertimento, sacrificio per la squadra. Con un doppio effetto: costruire nel club i titolari del futuro e preparare nel tempo le alternative, ruolo per ruolo, fedeli all’idea iniziale, valorizzare il talento, lanciarli senza paura. In sintesi: se manca Henry, sbuca Pedro. Sconosciuto fino ad un anno fa. Ora un fenomeno che tutti invidiano al Barça. E alla nazionale. -leggo.it-