Tra Unicredit e Italpetroli dipende tutto da una firma

Il giorno dei giorni. Firma o non firma. L’autografo, in questo caso, non è un dettaglio di poco conto perché è il confine tra la fine di una storia lunga e tortuosa e l’inizio di un nuovo round. C’è un documento con un accordo pronto, stilato e redatto dagli avvocati di UniCredit e Italpetroli: manca solo la firma. La firma, ovviamente, di Rosella Sensi. Una firma che vorrebbe dire evitare il ricorso al lodo arbitrale per le due parti in causa. Per la banca siginificherebbe prendersi la stragrande maggioranza degli asset (Roma compresa) del gruppo Italpetroli, per la holding della famiglia Sensi di estinguere i quasi 400 milioni di debito con l’istituto di credito di Piazza Cordusio e il Monte dei Paschi di Siena. Oggi, davanti al presidente del Collegio Arbitrale, Cesare Ruperto, i titoli di coda o i titoli di testa di una nuova puntata. Riassunto di quelle precedenti: il lavoro degli avvocati di UniCredit, Francesco Carbonetti, Valerio Di Gravio e Marcello Villa, e dei colleghi di Italpetroli, Agostino Gambino e Antonio Conte, si è concluso venerdì scorso, dopo un incontro di due ore. C’è, ci sarebbe, un accordo: alla famiglia Sensi resterebbero degli immobili per un valore di circa 30 milioni, tutto il resto andrebbe nelle mani della banca. La Roma, in primis. Perché tutto vada a regime, manca la firma di Rosella Sensi (che sabato è andata a Palazzo Chigi a trovare il Sottosegretario alla Presidenza Del Consiglio Gianni Letta). Se arriverà, fine dei giochi e avvio di altre manovre. Come la nomina di un advisor (Banca Rothschild) per trovare un acquirente alla Roma, ad esempio. Se non arriverà, sarà arbitrato e tutto ancora più complicato. A partire, mercoledì, dall’approvazione del bilancio Italpetroli, su cui al momento i revisori dei conti di Bdo si sono dichiarati non idonei. Oggi, prima della firma (che dovrebbe arrivare, dicono i più), le parti potrebbero trattare anche sulla posizione di Rosella Sensi all’interno della Roma nei mesi a venire. Le voci sono tante e di tutti i tipi: resterà presidente, con un Cda blindato dalla banca, in attesa del nuovo proprietario, non sarà più presidente ma resterà nel consiglio di amministrazione del club oppure niente di tutto questo, con gli altri dirigenti al loro posto e un supermanager a gestire la situazione nel periodo di "interregno". -epolis-