Toy Story, il 3D con l’anima

Se c’è qualcosa che alla Pixar (gli stessi produttori di Alla ricerca di Nemo, WALL-E e Monsters & Co.) hanno capito bene è che nessuna tecnologia, per quanto moderna, potrà mai rimpiazzare una storia ben scritta. Dialoghi brillanti e battute memorabili sono gli ingredienti che in America hanno già trasformato il terzo capitolo della saga cartoon di Toy Story, in uscita in Italia il 7 luglio, in un successo da record: 41 milioni di dollari in un giorno e 109 nel primo weekend, superando persino i risultati dei primi due episodi usciti nel 1995 e nel 1999. Per la Pixar l’ennesimo centro, che ripaga la produzione di un investimento tra i più impegnativi della storia dell’animazione: 200 milioni di dollari, con un 3D che sfrutta «tutti i progressi tecnologici degli ultimi 15 anni – dice la produzione – pur mantenendo il fascino del film originale», e un sonoro in Dolby Surround curato dal premio Oscar Randy Newman. A fare la parte del leone, però, ancora una volta sono i personaggi: identici nello spirito a quelli del passato ma leggermente diversi nella forma, perché «la tecnologia era così vecchia che non bastava inserirli, dovevamo ridisegnarli – dice il regista Lee Unkrich – abbiamo studiato i primi due film e lavorato moltissimo per un risultato che credo sarebbe piaciuto persino a Walt Disney in persona». Tra le novità, oltre ai protagonisti Woody e Buzz, nel cast apparirà anche un cameo del mostro giapponese Totoro, un omaggio all’autore amatissimo dalla Pixar Hayao Miyazaki. Grande ritorno da protagonista della bambola Barbie, scortata per la prima volta dal debuttante Ken, unico motivo di preoccupazione dei produttori: «Ken è rappresentato come un omosessuale represso – hanno accusato alcune associazioni USA – e trasmette ai bambini il messaggio che essere gay sia la cosa peggiore che gli possa succedere». -leggo.it-