Nazionale: è cominciata l’era Prandelli

Il sorriso c’è, anche se è tirato. Cesare Prandelli, il nuovo ct dell’Italia, entra nella sala stampa dello stadio Olimpico con l’emozione dello scolaretto al primo giorno di scuola. Il perché lo spiega a conferenza iniziata, col ghiaccio sciolto dal fuoco delle domande (quasi tutte benevole) di duecento giornalisti: «Per un professionista quando chiama la Nazionale è impossibile dire di no. Per me è un punto di arrivo. E poi credo di essere qui perché ero l’unico disponibile». Al di là della gaffe con la Fiorentina (i viola credevano di continuare con lui) è una battuta all’insegna della modestia che segna il solco con Lippi, il cui lavoro non verrà azzerato «ci incontreremo la settimana prossima – ha detto Prandelli – perché non getto via quanto di buono ha fatto Marcello, che resta un campione del mondo». L’Italia dell’era Prandelli, che ha firmato un contratto di 4 anni, sarà costruita sulle macerie sudafricane con innesti «in prospettiva Brasile 2014, perché la qualità c’è e occorre impostare una programmazione in tal senso. L’Italia deve essere sempre tra le prime quattro del ranking mondiale». E l’Europeo? «Vogliamo disputare bene le qualificazioni e centrarlo, anche se non posso dire di volerlo vincere». La prima pietra è Gigi Buffon: «Ho letto delle dichiarazioni d’attaccamento alla maglia bellissime – ha detto il ct – e mi auguro di potergli dare la fascia di capitano», ovviamente quando la schiena glielo permetterà. Altri nomi Prandelli non ne fa, ma a domanda su Cassano risponde «è cresciuto da quando l’ho incrociato alla Roma, ora è maturo e sereno: deve ringraziare sua moglie Carolina, le persone che hai accanto nella vita, specialmente le donne, ti danno il giusto senso delle cose». Arriva la domanda su Mario Balotelli, l’altro genio-sregolato, e il ct spazza in tribuna: «Lo conosco poco. Dico solo che i giovani spesso hanno paura di crescere e dei loro sentimenti: viva in modo sereno la professione». Allora largo ai giovani, che dovranno essere protagonisti tra quattro anni a Rio de Janeiro e porta chiusa definitivamente ai vecchi. «Totti? Al di là del rapporto che ho con Francesco, adesso non sto pensando a lui. Se mi trovassi a richiamare per la partita della vita un giocatore di classe, vorrebbe dire che ho sbagliato tutto». Poi un avviso ai naviganti «le convocazioni saranno basate sulla meritocrazia che comprende anche i comportamenti», un’indicazione sul modulo «ogni allenatore ha quello con cui si trova meglio (il suo è il 4-2-3-1, ndr) ma dipenderà anche dai giocatori» e un’apertura agli oriundi Thiago Motta, Taddei, Amauri e Ledesma «se giocheranno bene saranno convocati». Prandelli lo sa: quest’Italia malridotta avrà bisogno di tutti. A cominciare dal battesimo del 10 agosto al Craven Cottage di Londra, contro la Costa d’Avorio. «Cercherò di schierare una squadra competitiva con, per esempio, una coppia di difensori centrali collaudata. In questo senso il programma di lavoro del mio staff sarà di monitorare le prime amichevoli estive». L’esordio ufficiale è fissato per il 3 settembre a Tallinn contro l’Estonia, prima gara del girone di qualificazione all’Europeo. -leggo.it-