Contador-Armstrong all’ultimo duello

Il Tour più duro e complicato degli ultimi anni, per celebrare la sfida più attesa, la rivincita del 2009, l’ultimo duello: Alberto Contador e Lance Armstrong si ritrovano uno contro l’altro nella Grande Boucle che festeggia la 97ma edizione. Un anno fa erano compagni di squadra ma nemici in casa, oggi sono solo nemici. Contador, il giovane re spagnolo, è campione uscente; Armstrong (39 anni a settembre), è alla sua ultima recita sulle strade di Francia, dopo aver vinto sette volte la corsa, un record inarrivabile. Dopo il Tour l’americano, con ogni probabilità, darà l’addio al ciclismo e alla sua seconda vita da campione, dopo il cancro sconfitto a fine anni ‘90 e dopo il primo ritiro del 2005. Domani il Tour parte da Rotterdam, in Olanda, con il classico prologo (8 km) che assegna la prima maglia gialla, proprio come aveva fatto il Giro d’Italia in maggio. E della corsa rosa i francesi hanno copiato quest’anno la durezza del percorso, con tappe di montagna prima sulle Alpi e poi sui Pirenei, con 13 km di pavè nella mitica foresta di Arenberg e della Roubaix, con il Tourmalet da scalare due volte, fatiche condite da un caldo asfissiante, incessante, previsto in crescendo. L’anno scorso finì con Contador in gloria e con Armstrong terzo, senza sorrisi. Adesso c’è un duellante in più, il terzo incomodo, Ivan Basso. L’Italia ritrova il suo uomo da Tour, capace di arrivare sul podio già nel 2004 (3°) e nel 2005 (2°), prima della squalifica di 2 anni per la triste storia delle sacche del suo sangue trovate nello studio del medico spagnolo Fuentes (Operation Puerto). «Io voglio vincere ed entrare nella storia», ha annunciato senza paura Basso, che in Francia avrà l’aiuto del talentuoso compagno Nibali. Ci sarà anche altra Italia di qualità al via, con Petacchi per gli sprint e Cunego e Ballan per i successi di tappa. Un Tour con due favoriti e un outsider, quindi, ma anche con qualche altro nome da tenere d’occhio per la vittoria finale: il lussemburghese Andy Schleck e l’australiano Evans su tutti, poi il britannico Wiggins, l’olandese Gesink, il russo Menchov, tutta gente da podio. -leggo.it-