Berlusconi e Fini, la fiducia è finita

«Con Fini c’è incompatibilità». Il premier Silvio Berlusconi chiude politicamente una volta per tutte con il presidente della Camera. La tregua tra i due stavolta non c’è stata. Non ci sarà alcuna espulsione, ma una dura censura politica e tre deferimenti ai probiviri. Insomma, per i finiani sarà sancita “la censura politica”. Poi Berlusconi ha posto sul tavolo anche un’altra questione delicata: la presidenza della Camera. E ha messo nero su bianco che a fronte dei «comportamenti incompatibili» di Fini con i principi ispiratori del partito, «di conseguenza viene meno anche la fiducia del Pdl nei confronti del ruolo di garanzia di presidente della Camera indicato dalla maggioranza che ha vinto le elezioni». Come pure si deciderà, ha aggiunto ilpremier, il destino dei ministri finiani, ma «in sede di governo». L’ipotesi dell’espulsione è stata – per ora – accantonata. Probabilmente perché ritenuta troppo farraginosa, con risvolti legali imprevedibili anche davanti la giustiziaordinaria. Espellere il co-fondatore non si può, perché Fini non ha mai avuto una tessera di iscrizione e non ha mai pagato le quote. Sono stati invece deferiti ai probiviri Italo Bocchino, Carmelo Briguglio e Fabio Granata. I saggi istruirannoper lotamento del presidente della Camera è andato in tutt’altra direzione. Per tutto il giorno Fini ha cercato di assicurare ai suoi che anche in caso di rottura, determinata da sanzioni inflitte dal Pdl ad alcuni dei finiani, la linea non sarebbe cambiata: si resta fedeli al governo e al programma sottoscritto con gli elettori. Sui nuovi gruppi la parola finale spetterà, comunque, a Fini. Ma intanto tutti – barricaderi e non – hanno messo alla fine la loro firma sul foglio che fin dal mattino Bocchino ha fatto girare per contare i fedelissimi del presidente della Camera. E sono state raccolti 34 nomi alla Camera e 14 al Senato. Cifre di tutto rispetto che potrebbero costringere il governo a una Via Crucis su ogni provvedimento a Montecitorio, ad esempio. Mentre la situazione – per lamaggioranza – dovrebbe essere decisamente più tranquilla al Senato. Dalle fila del governo tutti assicurano che per l’esecutivo non ci saranno contraccolpi. Il primo a crederlo è proprio Berlusconi. L’opposizione invece aspetta di capire meglio la portata di quanto successo ieri. Ma si è detta pronta a i nuovi scenari. -dnews-