Sanno tutto su Tommasino

«Sanno tutto». L’imprenditrice partenopea Olga Acanfora (arrestata ieri) sospettava di essere stata (indirettamente) la causa della morte di Luigi Tommasino, il consigliere comunale Pd stabiese ucciso da quattro sicari del clan D’Alessandro e da Catello Romano (19enne iscritto al Pd) che collaborò con gli inquirenti e poi si allontanò per un breve lasso di tempo da una località protetta). Dall’analisi dei conti correnti dell’uomo, dalle intercettazioni ambientali e telefoniche a carico di Acanfora, dall’ascolto di testimoni (tra cui la vedova di Tommasino, Libera Vingiani, e il fratello Giovanni, ex assessore comunale, e persino da una registrazione di un colloquio con l’imprenditrice fatta da questo ultimo è stato ricostruito un giro di fatture false per 180mila euro, emesse dalla ditta “Interno 8” cui fanno capo i negozi di abbigliamento intestati a Libera Vingiani ma, per sua stessa ammissione, seguiti (dal punto di vista contabile) dal marito. Il 18 settembre 2009 la donna è in auto con il marito Paolo Nardelli: «Sanno tutto del fatto di Celotto, capito? Che c’è stata la sua intermediazione (di Tommasino, ndr)». Nardelli chiede: «L’intermediazione per che cosa? ». L’imprenditrice chiarisce: «Per farlo firmare. Non sanno bene. Per questo dico che sono certa che ha parlato Libera… e sono certa che ha parlato Libera. Però questo non può essere perché l’intermediazione, che poi come vedi è stata riscossa lo stesso dopo che lui è morto, poi… è la causa della sua morte. Mentre parlavo con il dirigente, mi ha detto: Tommasino prendeva le tangenti. Qualcuna non l’ha versata ed è morto. E vuoi vedere che fossi io? Il giro di tutto questo?». -leggo-