Berlusconi caccia Fini: Via da Pdl e Camera

I finiani Bocchino, Granata e Briguglio deferiti al collegio dei probiviri e una dura censura politica al loro leader che ha posto in essere «non un legittimo dissenso» ma «una critica demolitoria alle decisioni del partito» e assunto «un profilo politico di opposizione al governo». Tanto da far venir meno «la fiducia del Pdl nei confronti del ruolo di garanzia di Presidente della Camera». E’ con queste parole, contenute in un documento diramato in serata, che l’ufficio di presidenza del Pdl ha posto Fini e i suoi fuori dal partito. E Berlusconi lo dice chiaramente: «Non sono più disposto ad accettare il dissenso. Si pone il problema della presidenza della Camera». Già, un problema, perché l’inquilino di Montecitorio non può essere sfiduciato. Potrebbe scegliere di dimettersi e il premier lascia intendere che i membri del Parlamento potrebbero «assumere iniziative a riguardo». Ma Fini non lascia, risponde duro, ricorda che «il premier non può decidere» sul tema. La contromossa è stata immediata: i finiani hanno firmato alla Camera la lettera di dimissioni dal gruppo e si sono già contati: almeno 33 deputati e 14 senatori. Sono numeri che potrebbero mettere la maggioranza a rischio, anche se il premier è convinto che il Governo reggerà. Il divorzio forse «farà chiarezza» come dice nel suo contestatissimo editoriale il direttore del TG1, Augusto Minzolini, accusato dal presidente Rai Garimberti di non essere «sufficientemente pluralista». Ma gli scenari che si delineano con la nascita di gruppi autonomi non sembrano andare in questa direzione. Se la maggioranza diventa inq uesto modo più articolata (il nuovo gruppo si chiamerà forse Destra nazionale) ognuno vorrà dire la sua, a cominciare dal federalismo tanto caro alla Lega e da sempre visto con sospetto dall’ex leader di An. Difficile pensare ad un esecutivo che possa governare con serenità, insomma. E dall’opposizione il leader del Pd Bersani parla di «una crisi di governo» in atto. -leggo-