Fini e il Pdl: Qui sto e qui resto

La strada del divorzio fra Fini e Berlusconi sembrava segnata. Un ufficio di presidenza per chiedere l’espulsione del presidente della Camera e dei suoi fedelissimi. E una conferma indiretta dallo stesso premier «Se ci sarà una divaricazione all’interno della maggioranza, i numeri sono abbondanti e il governo rimarrà saldo». Ma poi Fini è intervenuto a tendere la mano: «Sto qui e resto qui senza dubbi e con ottimismo», ha detto in un’intervista al Foglio dove ha invitato il Cavaliere ad «evitare una mattanza che non avrebbe nè vincitori né vinti». Al contrario, «insieme a Berlusconi dobbiamo onorare l’impegno con gli elettori». Il presidente del Consiglio del resto aveva ostentato serenità per tutta la giornata, stilando l’agenda dei prossimi tre anni di governo pur confessando di essere tentato dal ritiro della legge sulle intercettazioni. Eppure anche il leader leghista Bossi aveva predetto il divorzio imminente, escludendo il ritorno alle urne perché «c’è il federalismo da approvare». Il presidente della Camera e il suo fedelissimo, Italo Bocchino, erano stati anche il bersaglio principale di Denis Verdini che in una tesa conferenza stampa, indetta dal coordinatore del Pdl per spiegare la sua posizione sul caso P3, li aveva accusati di «non averlo difeso». Verdini ha detto di non sapere nulla della P3, ha escluso le dimissioni dalla guida del partito e negato di aver preso tangenti. Un pensiero anche per Dell’Utri: «Un amico fraterno, non l’ho mai scaricato»; e per Caldoro che «tutti nel Pdl abbiamo sostenuto lealmente». La tensione della conferenza stampa ha toccato l’apice quando Claudia Fusani de L’Unità è stata insultata dal deputato Pdl Stracquadanio e dal direttore del Foglio, Ferrara. Per nulla intimorito dalle accuse, Bocchino ha definito Verdini «non più in condizioni, anche psicologiche, di fare il coordinatore Pdl». Ma lo spettro dimissioni è stato allontanato anche da un altro indagato nell’inchiesta P3, il sottosegretario Giacomo Caliendo. Le opposizioni, intanto, si muovono. Il Pd ha già presentato nei suoi confronti una mozione di sfiducia e spinge per votarla prima della pausa estiva, mentre Rosy Bindi chiede una commissione d’inchiesta sulla P3, incassando il sì immediato dell’Idv. -leggo-