L’anno zero di Marchionne la Newco è già una realtà

Oggi è il giorno del tavolo Fiat su Mirafiori. Ma potrebbe essere il primodi unanuova era, segnata dalla nascita della Fabbrica Italia Pomigliano, che potrebbe cambiare il volto – e il lavoro – in tutte le fabbriche italiane di automobili. Pomigliano – lo stabilimento ex Alfa dove sarà prodotta la nuova Panda – si è formalmente staccato da Fiat, attraverso appunto questa nuova società, la Fip, che è stata iscritta al registro delle imprese della Camera di commercio di Torino il 19 luglio scorso, ed è controllata al cento per cento da Fiat Partecipazioni. Il capitale è di 50.000 euro, il presidente Sergio Marchionne. Nel Cda figurano anche Alessandro Baldi (capo auditing del gruppo), Camillo Rossotto (tesoriere) e Roberto Russo (generalcounsel). La sede legale resta a Torino, cuore della Fiat, in corso Ferrucci. La nascita di Fabbrica Italia Pomigliano è sostanzialmente il passo preliminare per la costituzione di una new company in cui riassumere, con un nuovo contratto, i 5.000 lavoratori dello stabilimento campano. Realizzando così il progetto Futura Panda a Pomigliano, per il quale la Fiat ha raggiunto un accordo con i sindacati il 15 giugno scorso. Accordo non firmato dalla sola Fiom. Con questa mossa Fiat si vedrebbe “costretta” a uscire da Federmeccanica, il braccio di Confindustria delle aziende metalmeccaniche. In base ai contratti nazionali che Federmeccanica e i suoi aderenti sottoscrivono, la costituzione di nuove società entro il perimetro della stessa azienda non è prevista. Quindi, violate le regole, Fiat è fuori dalla confederazione degli industriali. Un risultato clamoroso per Marchionne, che avrebbe così mani libere – una volta per tutte – per disdire il contratto di lavoro nazionale e applicare un nuovo contratto senza più lacci e laccioli per tutti i suoi 25.000 dipendenti, ovvero i lavoratori degli stabilimenti di Mirafiori, Cassino, Pomigliano, Termini Imerese e gli impiegati degli enti centrali. Tutto questo dal primo gennaio 2013, quando scadrà l’attuale contratto nazionale di lavoro dei metalmeccanici. Una decisione che sarà comunicata dal Lingotto domani alla riunione con i sindacati, che si svolgerà a Torino. Del resto per Marchionne Pomigliano ha sempre rappresentato il banco di prova per il futuro stesso dell’industria delle automobili. In questo modo potrà esportare il “modello Pomigliano” al resto degli stabilimenti, garantendosi la governabilità degli stessi, con un nuovo contratto cucito su misura. E senza i palettidi Confindustria,cheanzi rischia disdette a pioggia dopo quella di Marchionne. Lo scenario che si prefigura infatti va ben oltre la Fiat e la Fip. Un nuovo contratto in deroga a quello nazionale sarebbe una rivoluzione nel sistema delle relazioni industriali. Una rivoluzione che farebbe gola a molti industriali, che quando possono fuggono all’estero per garantirsi risparmi sul costo del lavoro e maggiore libertà d’azione con i lavoratori. Insomma, è l’anno zero. E non solo per Marchionne. -dnews-