Dell’Utri: a Palermo ho imparato a tacere

P3. Dell’Utri non risponde ai pm che lo accusano: «Ruolo superiore a Verdini». Commissariato il Credito Fiorentino. Un muro di silenzio. E’ quello che i magistrati che indagano sulla cosiddetta P3 si sono trovati davanti insieme al senatore Pdl Marcello Dell’Utri. Perchè lui, dice ha «imparato a Palermo a tacere» quando dopo «17 ore di interrogatorio mi rinviarono a giudizio». Eppure i pm sono convinti, probabilmente sulla base di atti ancora coperti dal segreto, che il suo ruolo fu più importante, sotto il profilo politico, di quello di Verdini. Ma c’è un altro esponente di governo ad allungare la lista degli indagati nell’inchiesta P3. E’ il sottosegretario alla Giustizia Caliendo, il Giacomino delle intercettazioni a cui però il Presidente Berlusconi ha rinnovato piena fiducia. La nuova cricca avrebbe tentato di fare pressioni sui giudici della Consulta perché non bocciasse il lodo Alfano e si sarebbe anche attivata per la riammissione della lista Pdl esclusa dalle elezioni regionali nel Lazio. Bankitalia, intanto, ha proposto e ottenuto il commissariamento della banca di Verdini, quel Credito cooperativo fiorentino nelle cui operazioni gli ispettori di via Nazionale hanno ravvisato gravi irregolarità e violazioni normative. Silvio Berlusconi prova a minimizzare le indagini ricordando il lavoro fatto dal Governo contro la criminalità organizzata, ma non ferma il fuoco dei finiani che continuano a chiedere che chi è indagato non ricopra incarichi politici. Se mai ci sarà un chiarimento con Fini sarà dopo l’approvazione della manovra (con il 36esimo voto di fiducia) e delle intercettazioni su cui si deciderà giovedì. Ma il presidente della Camera potrebbe fare ancora uno sgarbo al premier e rinviare il voto a settembre. -leggo-