Verdini addio alla banca, Fini: indagati via dagli incarichi

Via dalla sua banca. Nel giorno in cui varca i cancelli di piazzale Clodio per essere ascoltato dagli inquirenti romani, Denis Verdini rende note le «dimissioni irrevocabili» date venerdì dal Credito Cooperativo Fiorentino, di cui era Presidente e membro del Cda. Poco dopo tutto il Cda lo segue. Nel frattempo si viene a sapere che a Firenze il coordinatore del Pdl è indagato anche nell’indagine, filone di quella sui Grandi eventi, sui rapporti economico-finanziari tra il Ccf e la Btp che fu dell’amico Riccardo Fusi. Dimissioni e indagini su Verdini sono legate: l’istituto che Verdini presiedeva dal 1991, era entrato sia nell’inchiesta fiorentina sulla Scuola marescialli, sia in quelle per gli appalti sull’eolico e sulla P3. Intanto, collegato via telefono con la convention napoletana di Generazione Italia, Gianfranco Fini torna alla carica: «Mantenere incarichi per chi è indagato è questione di opportunità politica che dovrebbe far riflettere». Insiste, il presidente della Camera: «L’etica deve essere una bandiera del Pdl», «la nostra casa» nella quale «sentiamo il dovere di impegnarci». Quanto alle accuse di Fabio Granata al sottosegretario Mantovano, se «si pone la questione morale non si può essere considerati provocatori e non si può reagire con anatemi o espulsioni », non adatti «a un grande partito liberale di massa», sostiene. E, dunque «non capisco come mai», chiede Fini, Nicola Cosentino «si è dimesso da sottosegretario e non dalla carica di partito». Al di là del riferimento esplicito all’ex segretario all’Economia, chiaro che il ragionamento si applichi anche a Verdini. L’addio di Verdini alla sua banca dà infatti la stura a rinnovati inviti a lasciare anche il vertice di via dell’Umiltà. Che arrivano dall’Idv. Ma anche dai finiani Bocchino e Urso, che non si danno per vinti nonostante Verdini e lo stesso Silvio Berlusconi la pensino in tutt’altro modo. E il Pdl insorge. No, Denis resti al suo posto, ribadisce l’altro coordinatore Ignazio La Russa. Si fa sentire di nuovo il terzo triumviro Sandro Bondi che invita Fini a lasciare il suo ruolo istituzionale. Per il capogruppo a Montecitorio Cicchitto i finiani «vogliono devastare il Pdl» e ricorda: «Quando i pm di Napoli chiesero l’arresto di Bocchino solidarizzammo con lui, e Fini condivise». «Si è abbattuta sulla mia persona e indirettamente sul Ccf una tempesta mediatica e giudiziaria di ampie proporzioni», scrive Verdini al Cda dell’istituto bancario. Si dice «assolutamente certo di poter dimostrare la mia estraneità. Tuttavia devo prendere atto che la rilevanza dei fatti che mi vengono imputati rischia di gettare un’ombra sulla banca». Poi arrivano le dimissioni in blocco di tutto il Cda. Che ribadisce di «aver condiviso, fin dalle modalità di elezione, la gestione ordinaria e la totalità delle scelte, nell’esclusivo interesse della Banca e dei suoi soci», ed esprime «solidarietà» a Verdini. Che arriva in procura intorno alle 15, con i suoi legali. Viene interrogato dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal pm Rodolfo Sabelli e non esce che a tarda sera, dopo più di 7 ore. Oggi in procura tocca a Marcello Dell’Utri. -epolis-