Fini: Si dimetta chi è indagato

Denis Verdini, indagato nell’ambito dell’inchiesta sulla P3, lascia la guida del Credito cooperativo fiorentino. Ascoltato per ore dalla procura di Roma si è detto «sicuro di dimostrare l’estraneità a qualunque illecito». Una mossa che non basta a placare la polemica nel Pdl, con i finiani che non si accontentano e chiedono che lasci anche il ruolo di coordinatore nazionale. In molti nel partito avevano chiesto al presidente della Camera una presa di distanza dalle dure parole dei suoi fedelissimi sulla questione morale. Fini ha riposto senza arretrare di un millimetro: ha attaccato Verdini e Cosentino poiché «le leggi non possono essere un salvacondotto per i furbi ed è inopportuno che un indagato mantenga incarichi politici» e, difeso il “suo” deputato siciliano Granata, ribadendo che «chi pone la questione morale non è un provocatore». Ma il messaggio inviato dall’ex leader di An è stato ancora più chiaro: non ha alcuna intenzione di uscire dal partito. Una posizione rigida che irriterà ancor più un premier già furioso con il cofondatore del Pdl.
Ufficialmente Berlusconi non parla, ma lo fanno i suoi fedelissimi. La Russa difende Verdini e rilancia la proposta di un ingresso del ex leader di An nel governo e Bondi evidenzia che mai un presidente della Camera ha fatto così «marcati e ripetuti interventi nel dibattito politico». Un clima di battaglia che non aiuterà certo la maggioranza ad affrontare i nodi ancora aperti: la manovra ancora da votare, la riforma delle intercettazioni e il lodo Alfano. Di un partito “paralizzato dalle divisioni” parla il leader Udc Casini, mentre le indagini vanno avanti. Ieri Verdini avrebbe risposto alle domande dei pm sui flussi di contanti fra lui e Flavio Carboni. Oggi verrà ascoltato un altro indagato illustre, il senatore Pdl Dell’Utri. -leggo-