Foto hard di minori sul web: è allarme

Manca poco più di un mese all’inizio del nuovo anno scolastico e la preoccupazione di esperti e insegnanti va anche al sexting, termine coniato nei paesi anglosassoni per definire l’abitudine, in particolare delle ragazzine, di farsi fotografare e fotografarsi nude e di inviare l’immagine con un mms al fidanzato. Quando l’amore finisce, le immagini osé vengono spedite ad amici e nemici, con grande disagio per la vittima, o scatta il ricatto, anche economico. Il fenomeno è in crescita e altrove, negli Stati Uniti e in Inghilterra, è diventato un’emergenza sociale. In Inghilterra, su un campione di 2000 ragazzini tra gli 11 e i 18 anni, il 38% è stato vittima del sexting. Le associazioni dei minori sottolineano quanto sia importante che famiglie e scuole si rendano conto che è un problema rilevante, facilitato dalle nuove tecnologie, da bloccare prima che provochi guai peggiori. Il pensiero corre ai pedofili che potrebbero arrivare alle immagini via Internet. Milano è la prima città a raccogliere mode, buone e cattive, che vengono da lontano. Da qui il timore di insegnanti, presidi e anche dell’assessore alla Sanità Giampaolo Landi di Chiavenna. Anche perché, secondo una recente ricerca, il bullismo, in generale e non solo a sfondo sessuale, è già un cancro nelle scuole milanesi. Il numero degli studenti coinvolti raggiunge cifre allarmanti: il 64% alle scuole elementari e il 50% alle medie. E i bulli hanno maggiori probabilità di avere problemi con le droghe e la giustizia prima dei 24 anni. «Il sexting – spiega Landi Di Chiavenna – è un fenomeno pericoloso, che sta assumendo connotazioni quantitativamente preoccupanti e fortemente incidenti sull’equilibrio psichico dei soggetti più deboli. Mi appello al corpo docente e soprattutto ai genitori perché pongano assoluta attenzione alle abitudini degli adolescenti. Non bisogna lasciare soli questi ragazzi e anche il Comune farà la sua parte». L’anno scorso l’assessorre aveva scritto una lettera ai genitori degli alunni milanesi, puntando l’accento sulla microprostituzione in classe, quest’anno torna sul problema. Perché non va dimenticato che una ragazza su cinque in Lombardia fa sesso a 13 anni e che al centro permanente d’ascolto sul bullismo del Fatebenefratelli si è registrata una richiesta d’aiuto al mese legata a questioni di sesso e nuovi mezzi di comunicazione. -leggo.it-