Fiat in Serbia, ira del governo

È rimbalzata con l’effetto di una bomba dalle sponde del Michigan all’Italia la decisione della Fiat di produrre la monovolume Lzero in Serbia, nello stabilimento della Zastava di Kragijevac, invece che a Mirafiori. Per l’ad del Lingotto Marchionne la questione è elementare: «Ci fosse stata la serietà da parte del sindacato, la Lzero l’avremmo prodotta a Mirafiori». Pomigliano insegna, sostiene il manager italo-canadese: «La Fiat non può assumere rischi non necessari in merito ai suoi progetti sugli impianti italiani: dobbiamo essere in grado di produrre macchine senza incorrere in interruzioni dell’attività». Parole accolte come una doccia gelata non solo a Torino, dove ora è incerta la stessa sopravvivenza dello stabilimento («una decisione inaccettabile» ha detto il sindaco Chiamparino), ma anche dalla politica e da quanti credevano nella decantata “Fabbrica Italia”. Davanti a tutti la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, rimasta col cerino in mano dopo aver sbandierato l’avveniristica decisione della Fiat di portare una produzione (la Panda) dalla Polonia a Pomigliano: «Incontrerò Marchionne al più presto. I conflitti troppo pesanti non fanno bene a nessuno» ha detto. Per il ministro della Semplificazione Calderoli «l’ipotesi ventilata da Marchionne non sta nè in cielo nè in terra». Sotto choc il ministro del Welfare Sacconi: «Credo che si debba riaprire un tavolo tra le parti per discutere l’insieme del progetto Fabbrica Italia, cioè quel progetto che voleva realizzare investimenti nel nostro Paese». Per la Cgil la Fiat ha scoperto il suo gioco: «La scelta di spostare in Serbia la produzione prevista nello stabilimento di Mirafiori, e le motivazioni addotte, sembrano confermare una linea basata sulla ritorsione nei confronti del sindacato e dei lavoratori, in continuità con il clima determinato dai recenti licenziamenti individuali». -leggo.it-