Al setaccio i depositi bancari di Verdini e Carboni

Conti al setaccio, inseguendo la P3. I pm della procura di Roma indagano su tutti i conti correnti aperti dal 2004 a oggi in istituti del gruppo Unicredit e gestiti da Denis Verdini e Flavio Carboni. Notizia cui il coordinatore del Pdl reagisce con un «basta!». «Non voglio passare per stupido», scrive in una nota, «illudendomi che esista ancora il segreto istruttorio, ma le notizie relative alla mia persona vengono distillate giorno dopo giorno, quasi vi fosse una regia, facendo finta che si entri all’improvviso in possesso di nuovi elementi». Verdini ritiene ci sia una «lettura assolutamente parziale e superficiale delle carte». «Cerchino pure» nei conti, «ma l’unica banca presso la quale esistono rapporti attivi e depositi, è quella che presiedo, cioè il Credito Cooperativo Fiorentino». Il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il sostituto Rodolfo Sabelli, che indagano sulla presunta associazione segreta, intendono accertare se quei conti correnti siano serviti a movimenti illeciti. O se da lì siano passati fondi frutto di mazzette. Gli investigatori chiedono alla Finanza di acquisire da Unicredit tutti i documenti per ricostruire «talune operazioni finanziarie» fatte da Verdini e Carboni. Accertamento deciso dopo l’acquisizione degli assegni circolari per 800mila euro – con causali diverse e non tutti Unicredit – negoziati in maggioranza da Antonella Pau, compagna di Carboni. Nel mirino non ci sono solo i conti correnti attivi: le Fiamme gialle dovranno spulciare negli estratti conti di rapporti anche estinti, e tra «documentazione relativa a cassette di sicurezza, libretti di deposito a risparmio sia nominativi che al portatore, dossier titoli anche per quei rapporti laddove lo stesso abbia agito per delega o mediante qualsiasi altro strumento sostitutivo o di interposizione ». Ancora. I pm vogliono sapere se ci siano «aperture di credito, mutui, castelletti per sconto effetti e per altre operazioni di portafoglio» collegati ai conti di Verdini e Carboni. Le verifiche sui conti Unicredit sono legate a una serie di accertamenti iniziati dalla Finanza su alcune operazioni sospette. In primo luogo il versamento di 2,6 milioni di euro da parte della Società Toscana Editrice (Ste) a Verdini e Massimo Parisi, che li incassano per la vendita di un pacchetto azionario della società Nuova Editrice Toscana. Soldi usati, dice Verdini «esclusivamente per l’attività del Giornale di Toscana e delle aziende ad esso collegate» e «frutto di enormi sacrifici economici fatti da me, dalla mia famiglia e dai miei soci». Ma per la procura il versamento è un «non giustificato anticipo» rispetto a quanto concordato. Il trasferimento quote, inoltre, non «risulta realizzato». Ma gli inquirenti vogliono vederci chiaro su altri 2,6 milioni per un passaggio di quote della Ste, con una serie di versamenti fatti con assegni negoziati nella banca di Verdini. Assegni emessi tra giugno e dicembre 2009 in parte da Banca Popolare dell’Emilia Romagna, in parte da Unicredit. I versamenti, 800mila euro in tutto, sono stati effettuati dalla Pau e da Giuseppe Tomassetti, indicato come collaboratore di Carboni, i quali dovevano entrare nel capitale della Ste attraverso un aumento di capitale. Ma i pm non hanno trovato traccia né dell’acquisto di azioni, né dell’aumento di capitale. -epolis-