Intercettazioni pubblicabili se rilevanti

Fini segna un altro punto. Non può che essere letta così la retromarcia del governo sulla legge sulle intercettazioni. Completamente diversa da quella uscita dall’aula al Senato e tanto contestata da magistratura e stampa. Gli emendamenti voluti dai finiani modificano la legge fino a renderla, per dirlo con le parole del premier, un provvedimento che «lascia tutto com’era». Una delusione dunque per il premier e ancora una vittoria dell’inquilino di Montecitorio. Che esulta «Voglio una stampa libera» e, sulle inchieste giudiziarie in atto, avverte: «Il Pdl tradirebbe se stesso se non facesse sentire la sua voce contro coloro che si mettono sotto l’ombrello del potere per farsi gli affari propri». Gli emendamenti presentati dal governo vanno anche nel senso auspicato dal Quirinale: molto più leggere le limitazioni per i giornalisti. Casini parla di «successo dell’Udc per il testo migliorato». Gli atti relativi alle intercettazioni sono segreti solo fino all’“udienza-filtro” dove si decide quali escludere perché relativi ad atti o persone estranee alle indagini. Ed è prevista anche la possibilità di ripensarci. Per il Pdl, il provvedimento arriverà in aula come previsto il 29 luglio e non ci sarà nessun rinvio a settembre. Dalle opposizioni intanto molti giudicano inopportuno che l’iter sia seguito dal sottosegretario Caliendo, il cui nome compare più volte nell’inchiesta sulla P3. Sono sempre più numerose le indiscrezioni su un’informazione di garanzia per il sottosegretario alla Giustizia. L’Idv presenterà una mozione di sfiducia. Fini sottolinea: «Il garantismo non sia giustificazionismo». Intanto il pg della Cassazione Vitaliano Esposito ha avviato l’azione disciplinare nei riguardi del presidente della Corte di Appello di Milano Alfonso Marra, il cui nome compare nelle intercettazioni dell’inchiesta sulla P3. -leggo.it-