In meno di 100 per Borsellino Corteo in rosso da via D’Amelio

Erano meno di un centinaio i partecipanti al corteo palermitano in memoria della strage di via D’Amelio, in cui il 19 luglio 1992 furono uccisi Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta. Sarà colpa del caldo o del fatto che molti cittadini sono già in vacanza, ma ieri mattina alla 9 c’erano davvero pochissime persone (molte non siciliane, per altro) alla manifestazione capitanata da Salvatore, fratello del giudice assassinato. Il corteo è partito dal luogo dell’esplosione dell’autobomba per giungere fino al castello Utveggio, che avrebbe ospitato una sede riservata del Sisde. Tutti i componenti della “marcia” cantavano Bella Ciao e sventolavano in aria un’agenda rossa. Il diario di Borsellino, quello in cui potrebbe avere appuntato idee e riflessioni importanti sulla strage di Capaci, in cui venne ucciso il giudice Giovanni Falcone, e sulla cosiddetta trattativa tra lo Stato e la mafia, sparì infatti subito dopo l’esplosione, rendendo impossibile la lettura di tali informazioni. «Siamo prossimi a una svolta nelle indagini sulla strage di via D’Amelio – spiega Salvatore Borsellino – e ora, più che mai, dobbiamo stare attenti che le porte blindate che ancora ci separano dalla verità non ci vengano chiuse in faccia per l’ennesima volta. In un momento così delicato non c’è solo il rischio, ma la certezza che ci siano tentativi di depistaggio, anche istituzionali. Mi riferisco alla protezione negata al pentito Gaspare Spatuzza. Dannosa per le indagini che tentano di fare chiarezza sui tanti misteri legati alla morte di mio fratello, sarebbe anche la legge sulle intercettazioni, un provvedimento iniquo da bocciare in toto». Borsellino ha, infine, criticato «il silenzio di quegli esponenti delle istituzioni che solo a 18 anni dalla strage hanno ricordato particolari che, se fossero stati conosciuti prima, avrebbero potuto dare un input diverso alle inchieste». -dnews-