Santoro alla Rai: io vado in onda

Con il clima di questi giorni, non si può neanche parlare di guerra fredda. Tra Michele Santoro e la Rai è una guerra calda, caldissima. «Non c’è più spazio per rinvii e ambiguità. E non c’è più tempo per trovare alcun accordo tra noi che non preveda la messa in onda di Annozero», scrive Santoro in una lettera al vetriolo inviata al direttore generale della Rai Mauro Masi e per conoscenza al presidente Paolo Garimberti e a tutti i componenti del Cda. Il giornalista e conduttore invita il dg a «provvedere di conseguenza a sbloccare le pratiche che con i miei collaboratori sono state già tutte opportunamente istruite e consegnate alla Rete dopo aver definito con il direttore Liofredi e gli uffici competenti della Rai date e modalità produttive». La replica di Masi è immediata: «La governance aziendale è estremamente chiara: i palinsesti sono proposti al Consiglio di Amministrazione esclusivamente dal Direttore Generale in base a considerazioni di merito specifico». Il braccio di ferro va avanti, settembre si avvicina, al giovedì è già stato piazzato X Factor (dal 9) e i piani di produzione sono stati rinviati di una settimana. Indipendentemente «dalle tue intenzioni – prosegue Santioro -, la tattica di rinviare continuamente la conferma in palinsesto del programma, anche dopo quanto emerso dall’inchiesta di Trani, conferma nell’opinione pubblica la convinzione di un carattere strumentale dell’interesse manifestato per le nuove trasmissioni alle quali avrei potuto dar vita». Santoro ricorda che al termine di «una stagione faticosa, durante la quale sono stato costretto a lavorare più per contrastare manovre politiche e impedimenti burocratici che per realizzare un prodotto televisivo, avevo accolto il tuo invito a valutare una ipotesi transattiva che ponesse fine all’interminabile vicenda giudiziaria che mi riguarda». Ma, rileva il conduttore «siccome nessuna azienda seria rinuncerebbe a cuor leggero a una trasmissione come Annozero, si è scatenata un’incredibile concatenazione di errori di comunicazione e polemiche». E conclude: «Il clamore suscitato dalla eventualità di una sua soppressione, ha dimostrato inequivocabilmente che un pubblico enorme non vuole rinunciare ad uno dei suoi appuntamenti preferiti». -leggo-