Berlusconi: vado avanti e la P3 è un polverone

Alza la voce dopo giorni di zuffe. Silvio Berlusconi garantisce con una nota che starà lontano «dalle artificiose burrasche scatenate dalla vecchia politica politicante e da quanti, in maniera irresponsabile, giocano una partita personale a svantaggio dell’interesse di tutti». Dice no al «clima giacobino e giustizialista nel quale alcuni stanno cercando di far ripiombare il nostro Paese». E assicura «tutto il mio impegno, quello del governo e della coalizione da me guidati e legittimati costantemente dal sostegno dei cittadini, per impedire ritorni a un passato che gli italiani non vogliono più». Niente governissimi, dunque, perché «il Paese, in questa fase di uscita dalla crisi economica, ha bisogno di scelte precise e di responsabilità». In serata, alla cena per i 30 anni di Capital, Berlusconi si dirà «sereno e tranquilissimo» nonostante il «polverone» della P3, fatta da «quattro pensionati sfigati ». Al momento la linea del premier non cambia: Denis Verdini non si tocca e, quanto a Nicola Cosentino, meglio se si dimette. Ma non dal governo, bensì da coordinatore campano del Pdl. La giornata è tesissima. Italo Bocchino fa sapere che i deputati finiani «valuteranno» la mozione di sfiducia contro Cosentino. «Grave errore politico », commenta il ministro degli Esteri Franco Frattini. Bocchino fa subito retromarcia. Intendeva, precisa, che la mozione va valutata dal «gruppo del Pdl e dalla Direzione nazionale». La risposta che arriva dall’entourage del Cavaliere è un’altra: chi vota le mozioni di Pd e Idv è fuori dal Pdl. Poi l’ufficio stampa di via dell’Umiltà smentisce la minaccia. Ma Fabio Granata rilancia: voteremo contro Cosentino, anche senza voto segreto e semmai «cacciateci tutti per antimafia ». Il deputato siciliano, come Bocchino, e altri finiani moderati quali il sottosegretario Roberto Menia, continua a chiedere le dimissioni non solo di Cosentino da sottosegretario all’Economia. Ma anche di Verdini da coordinatore del Pdl. Fonti vicine a Gianfranco Fini fanno filtrare il pensiero del cofondatore che aspetta «un segnale» sulle inchieste, e si dichiara «preoccupato». La partita è più ampia. Bocchino in questi giorni è iperattivo perché sta tentando di indurre Berlusconi a tornare indietro dal «Fini non esiste», accettando le richieste del presidente della Camera: rimpasto al vertice del partito e cabina di regia antitremontiana sull’economia. Così diventa il catalizzatore dell’ira dei berluscones. Per il ministro Sandro Bondi il suo ruolo «è nefasto». Secondo l’ex An Amedeo Laboccetta «provoca sperando di essere aggredito, ma va ignorato ». Battibecco continuo. A Bondi Bocchino replica: «Come si fa a considerare nefasto chi chiede pulizia e difendere autori di episodi imbarazzanti per il Pdl?». La mozione contro Cosentino è stata depositata a Montecitorio da Antonio Di Pietro. Che definisce Berlusconi «complice» di Cosentino per aver minacciato l’espulsione dal Pdl di chi la votasse. La voterà, comunque, anche l’Udc. Le mozioni del Pd sono due. Una contro Cosentino. L’altra contro il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, il cui nome è spuntato nella vicenda P3 ma che non è indagato. Al Senato i democrat chiedono al presidente Schifani la presenza in aula di Berlusconi sul caso eolico. E da Washington il segretario Pier Luigi Bersani manda a dire al Cav che se difende Cosentino «contro ogni evidenza, il clima giacobino lo provoca lui». -epolis-