Bocchino insiste col modello Brancher

Domenica la polemica sembrava esaurita. Con Italo Bocchino che incassava le cannonate di Bondi, La Russa e Cicchitto per aver chiesto l’addio di Denis Verdini al vertice del Pdl. Tutt’altro. Il giorno dopo il fronte si allarga a Nicola Cosentino, e aleggia l’epilogo del caso Brancher. Perché l’opposizione presenterà una nuova mozione di sfiducia contro il sottosegretario, contando sulla sponda dei finiani. Che tornano a chiedere pubblicamente che se ne vada. Due sere fa, in cauda venenum, Bocchino buttava là parlando con il Post che in ogni caso Verdini sarebbe stato costretto a sloggiare non appena fossero uscite le intercettazioni su di lui nell’ambito dell’inchiesta P3. Aceto sulle piaghe del Pdl, proprio mentre il ddl "bavaglio" va a rilento per l’opposizione finiana. Così il coordinatore Bondi e il capogruppo a Montecitorio Cicchitto tornano alla carica. Chiedendo a Bocchino come mai conosca "i verbali", fatto "di una gravità inaudita", e accusandolo di usare "notizie coperte da segreto istruttorio come strumento di lotta politica". Bocchino replica freddo: Tutto chiaro e limpido. Mi riferivo all’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Carboni e soci, in possesso di tutte le redazioni. Un altro finiano, Fabio Granata, ricorda che di Cosentino "chiediamo le dimissioni non da oggi". E avverte che "sulla questione morale nessuno può tapparci la bocca". L’Idv presenterà alla Camera la sfiducia contro Cosentino. Pd e Udc la firmeranno. La precedente, a fine 2009, non passò. Ma allora Berlusconi e Fini non erano in guerra. In privato il premier conferma la linea garantista, dicendosi "amareggiato". Vuole "capire meglio" ma su Cosentino ha dei dubbi che al sottosegretario potrebbero costare la leadership campana del Pdl. Su Verdini, invece, Berlusconi predica "prudenza". Un coordinatore di partito, in fondo, non si può rimuovere in aula. -epolis-