Coppa del Mondo, polpo e vuvuzelas i veri protagonisti

La 19ª edizione della Coppa del Mondo è andata in archivio. Sudafrica 2010 verrà ricordato per essere il primo Mondiale nel continente nero, ma anche per il tormentone vuvuzelas: l’incessante “barrito” delle trombette ad aria potrebbe ora invadere gli stadi di mezzo mondo e c’è già chi corre ai ripari. Per consolarsi su un ponte di Città del Capo hanno costruito la più grande del mondo: 35 metri di lunghezza e 5,5 di diametro. Ma protagonista assoluto è stato di sicuro Paul. Il polpo dell’acquario di Oberhausen è diventato una star per aver indovinato tutte le gare dalla Germania mangiando sempre il mollusco nella vasca di plexiglass con la bandiera della squadra vincitrice: il cefalopode più famoso del pianeta ha azzeccato anche il pronostico della finale (ottava gara indovinata). E nell’ultimo atto sono stati tantissimi gli animali scesi in campo per la corsa al vaticinio più originale: il panda Lin Ping, il coccodrillo Herry e il gatto Pedro. Se in Uruguay la scia dei successi raggiunti in Sudafrica ha provocato un’ondata di neonati battezzati con i nomi delle star della Celeste, nella vicina Patagonia e nel sud della Cordigliera delle Ande, gli ultimi minuti della finalissima hanno coinciso con un’eclissi totale di sole che ha attraversato un’ampia zona del Pacifico meridionale. Questa edizione sarà poi ricordata per il record di “raccomandati”: due ct infatti, lo statunitense Bradley e lo slovacco Weiss, hanno convocato i loro figli, Michael e Vladimir jr. Si sono viste anche due coppie di fratelli: i Touré (Yaya e Kolo), nella Costa d’Avorio, e i Boateng, con Kevin Prince e Jerome che hanno giocato l’uno contro l’altro in Germania-Ghana. Il primato però è degli honduregni Wilson, Jhony e Jerry Palacios: mai tre fratelli avevano giocato un Mondiale insieme. Tra gli ultimi 4 vincitori del Pallone d’Oro, Cannavaro, Kakà, Cristiano Ronaldo e Messi, solo il portoghese è andato a segno. Il flop più grande è stato quello degli allenatori dal carattere di ferro, dai modi eccentrici e bizzarri: i sudamericani Maradona e Dunga, gli europei Lippi e Domenech (con tanto di sciopero e conseguente scandalo in Francia), imitati poi da Capello. È stata invece la rivincita dei ct antidivi, dimessi ed educati: dal semisconosciuto Van Marwijk a un vecchio volpone come Del Bosque. Due gentleman come Loew, che ha preso una banda di ragazzini e l’ha trasformata nella squadra più divertente (non a caso 3 dei 10 giovani migliori del Mondiale sono tedeschi), e il maestro Tabarez che con i suoi modi da signore d’altri tempi ha riportato ai vertici il calcio rioplatense dopo quarant’anni. -dnews-