Disoccupazione, in tre anni persi 17 milioni di posti

Nel primo trimestre di quest’anno «il tasso di disoccupazione nell’area Ocse è cresciuto fino al punto massimo del dopoguerra, arrivando a quota 8,7 per cento, che corrisponde a 17 milioni di persone disoccupate in più». Il quadro allarmante viene fuori dall’ultimo dossier Ocse presentato ieri a Parigi. Negli ultimi tre anni l’indicatore è cresciuto del 2,9 per cento: ci sono stati aumenti considerevoli in Irlanda (+8%) e Spagna (+10%), incrementi inferiori (meno dell’1 per cento) in Germania, Austria, Belgio, Norvegia e Polonia. La disoccupazione nell’area «dovrebbe aver raggiunto il picco» avverte l’Ocse, ma «la ripresa non sembra essere abbastanza vigorosa per riassorbire rapidamente gli attuali alti livelli». Nel nostro paese la disoccupazione si attesta al 7,8 per cento nel2009, in rialzo rispetto al6,7 del 2008, ma ancora al sotto della media Ocse grazie al ricorso alla cassa integrazione, che fa registrare un + 4 per cento. In Italia, poi, un giovane su quattro non ha lavoro, e tra quelli che ce l’hanno uno su due è precario. Gli esperti stimano che per ritornare ai livelli pre-crisi alla fine del 2011, l’occupazione dovrebbe aumentare in Italia del 2,7 per cento, la stessa media dei paesi dell’area Ocse e dell’Unione europea, mentre nell’area euro l’aumento dovrebbe essere del 3,1 per cento. Male invece i salari italiani, agli ultimi posti tra quelli dei paesi avanzati. Secondo l’organizzazione parigina, infatti, nel 2008 la media del nostro paese è a 31.462euro contro i37.172 euro dei paesi Ocse e i 37.677 dei paesi Ue. Dietro di noi solo Polonia (11.786 euro), Ungheria (12.462) Repubblica Ceca (13.613), Corea (20.838), Grecia (25.177) e Spagna (28.821). «Creare nuovi posti di lavoro deve essere una priorità per i governi » ha dichiarato il segretario generale dell’Ocse, Angel Gurria, presentando il dossier. -dnews-