Arrivederci mostro (e bentornato Liga) Ritorno all’Olimpico

A cinquant’anni ha detto “Arrivederci, mostro!”, ma il mostro – da palco – continua ad essere lui. Non è un caso che due date del tuor (nello specifico quella di Roma e quella di Milano) fossero sold out ancor prima dell’uscita del disco (“Arrivederci mostro”, per l’appunto). Del “Liga” ormai ci si fida. Carta bianca e via andare. Lo accolgono a braccia aperte i fan di Roma che lo vedranno domani e sabato (la doppia data è frutto del primo “tutto esaurito”), quelli di Milano (16 e 17 luglio) e via dicendo da Firenze (13 luglio) a Messina (24 luglio, ennesimo sold out) Padova (20 luglio). Il Tour “Ligabue Stadi 2010” rinnova l’adesione al progetto “Impatto Zero®” di LifeGate: le emissioni di CO2 generate saranno compensate contribuendo alla creazione e tutela di foreste in crescita in un’area nella zona di Chiriquì, a sud-ovest di Panama, ai confini con il Costa Rica e saranno sempre aperti dai Rio, formati da Fabio Mora e Marco Ligabue (che hanno appena pubblicato l’album “Il sognatore”). Nella data romana allo Stadio Olimpico l’apertura delle porte è prevista alle 15 e prima che salga sul palco Ligabue alle 21, si esibiranno anche le vincitrici del contest organizzato da Ligachannel, le Charleston. Tornando all’album, la cui strada è spianata dal singolo in rotazione nelle radio “Un colpo all’anima” si tratta di una sorta di omaggio alla carriera. È uscito infatti a vent’anni dal disco d’esordio “Ligabue” (11 maggio 1990) e a 5 anni dall’uscita dell’ultimo di inediti “Nome e Cognome”. Pubblicato su etichetta Warner, è il primo lavoro in cui la produzione non è appannaggio dell’artista stesso, ma totalmente affidata a Corrado Rusticigià coinvolto in “Gli ostacoli del cuore”, “Niente paura”, “Buonanotte all’Italia” e “Il centro del mondo”. Un cd che l’artista ha raccontato come una sorta di liberazione, una catarsi che lo ha messo di fronte alla sue paure e gli ha permesso di esorcizzarle. Un percorso di analisi che lo ha portato a dedicare attenzione ai dettagli, partendo dalla copertina (rappresenta un sarago) che è un’idea ripresa da Fishy Island di Erik Johansson, realizzata da Paolo De Francesco fino ad arrivare alla prima canzone lunga della sua discografia (“Quando mi vieni a prendere” che dura sette minuti). Butta là anche una dedica all’amico Guccini che festeggia ‘70 anni, in un’amara “Cara il mio Francesco”. Ma questa è la dimensione dello studio di registrazione: per il resto Balliamo sul mondo, va bene qualsiasi musica. Meglio se quella del “mostro”. Ligabue Stadi 2010, 9-10 luglio, Stadio Olimpico, Via Foro Italico. -dnews-