Intercettazioni, modifiche gradite a Napolitano

Il disegno di legge sulle intercettazioni si potrà modificare, ma i tempi vanno in qualche modo accelerati e si dovrà giungere almeno ad un accordo politico entro l’estate. È questa la linea emersa durante il vertice del Pdl a Palazzo Grazioli, nel quale il premier Berlusconi ha affrontato con i big del partito tutti i temi più caldi del momento: dalla manovra economica ai rapporti con Fini, passando per il ddl intercettazioni. Per sciogliere quest’ultimo nodo la maggioranza terrà conto delle perplessità del Quirinale. Quanto al co-fondatore, la parola d’ordine del Cavaliere è: «Ignoratelo». Fini, è il ragionamento del premier, «non esiste più». E d’ora in poi le fondazioni saranno «coordinate» dal Pdl per evitare che si trasformino in correnti mascherate. Di certo nel ddl intercettazioni non ci sarà alcuna marcia indietro sulle multe salate previste per gli editori. «La privacy va difesa ad ogni costo», è la linea emersa a 48 ore dalla giornata di black out del l’informazione. «Questo testo non è una Bibbia, non è intoccabile», spiega il ministro degli Esteri Frattini, ma «è possibile approvarlo entro la pausa estiva». Oggi intanto il Pdl chiederà lo slittamento del termine per la presentazione degli emendamenti. Un altro modo, forse, per venire incontro alle perplessità del Quirinale. Che però ieri ha ribadito in una nota la «totale estraneità» della presidenza della Repubblica alla discussione delle leggi di iniziativa parlamentare. Una risposta al quotidiano Il Giornale che si si chiedeva «cosa avesse fatto il Capo dello Stato per meritarsi» l’emendamento del Pd (poi ritirato) sul lodo Afano, che gli avrebbe garantito uno scudo totale valido anche per i reati penali. Una tesi «provocatoria e calunniosa» per il Colle (che ha criticato anche un titolo de Il Fatto Quotidiano) perché Napolitano non ha «alcun motivo, né personale né istituzionale, per sollecitare innovazioni alla normativa vigente sulle prerogative del Capo dello Stato. -epolis-