Via Poma, Simonetta, un morso poi le coltellate

Via Poma, ricostruzione del Ris: Simonetta Cesaroni uccisa dopo il sesso. Tutto ebbe inizio da un approccio sessuale consenziente. Poi, lui le diede un fortissimo morso al seno sinistro e lei reagì negativamente. Ecco che le mollò un ceffone sul volto e infine la uccise, con trenta colpi di tagliacarte. Lei, la vittima, è Simonetta Cesaroni, la 21enne trovata morta il 7 agosto 1990, in via Poma. Lui, potrebbe essere Raniero Busco, il suo ex fidanzato. È, infatti, sotto processo con l’accusa di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà. A lui sono riconducibili tracce di saliva contenenti dna sul corpetto e sul reggiseno indossati dalla Cesaroni quel 7 agosto. A confermarlo, ieri, davanti alla III Corte d’assise dell’aula bunker del carcere di Rebibbia, il maggiore del Ris di Parma Marco Pizzamiglio che, insieme col generale Luciano Garofano, ha compiuto una consulenza tecnica per incarico della pubblica accusa: i carabinieri hanno ricostruito minuziosamente la scena del delitto. L’omicidio si sarebbe consumato intorno alle 17 e sarebbe avvenuto in una sola stanza dell’ufficio dell’Associazione alberghi della Gioventù. Secondo gli investigatori, sono sei le lesioni sul volto, tre al collo, sette al torace, otto all’addome e sei a livello genitale. Non ci sono state, invece, ferite da difesa, perché non c’è stata alcuna colluttazione. Lo si capisce dalla posizione del corpo che non si è mosso mentre venivano inferti i colpi, ma giaceva supino. È probabile, però, che l’aggressore si sia ferito, ripulendo le sue tracce con gli abiti della vittima che non sono mai stati ritrovati. Il 19 luglio ci sarà la prossima udienza. Verranno sentiti gli altri consulenti del pm Ilaria Calò e saranno chiamati a deporre gli esperti nominati dalla difesa. Dovrebbe anche testimoniare Salvatore Volponi, l’ex datore di lavoro di Simonetta Cesaroni. -leggo.it-