Smartphone, rischio collasso per la rete mobile

«La rete mobile rischia il collasso». L’allarme lo lancia il presidente dell’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni, Corrado Calabrò, nella sua relazione annuale. «L’Italia è il secondo Paese europeo per diffusione della banda larga mobile (dopo la Francia, ndr). Ma se non interveniamo rapidamente – denuncia Calabrò – con il tasso attuale di diffusione degli smartphone, la nostra rete mobile rischia il collasso». La soluzione, secondo il Garante, sta nell’uso delle frequenze radio liberate dopo il passaggio alla tv digitale. L’Autorità sta portando avanti una politica per renderle disponibili, «prima del 2015», ricorda Calabrò. Un rischio, quello del collasso della rete mobile che «non c’è», secondo l’amministratore delegato di Telecom Italia, FrancoBernabè: «Stiamo già facendo – ha spiegato – grandi investimenti per la connessione in fibra delle stazioni radio base, con l’obiettivo di aumentarne la potenza e la capacità. Da parte nostra e degli altri operatori questa è la risposta e va nella direzione giusta». Il nodo da sciogliere è se gli investimenti e l’arrivo delle nuove frequenze sapranno andare al passo con la diffusione dellanavigazione inmobilità nella Penisola. Secondo le rilevazioni di Nielsen Mobile Media, nel primo trimestre del 2010 hanno navigato dal cellulare complessivamente 9,7 milioni di italiani, il 29% degli utenti in più rispetto ad un anno fa. Dai dati della Ricerca Mobile Content & Internet della School of Management del Politecnico di Milano emerge inoltre che i ricavi (per gli operatori) da Internet Key e Connect Card per computer portatile sono aumentati del 26% in un anno. Considerando che si tratta per la maggior parte di tariffe flat, l’aumento di ricavi può far intuire, per difetto, un aumento dei consumi reali. Nonsolo “troppi smartphone”, quindi, maunsistema dinavigazioneinmobilità che non avendo alternative come il wireless (in Italia non diffuso quanto in altri paesi) porterebbe ai limiti la tenuta della banda larga mobile. «Il rischio c’è – spiega Filippo Renga, responsabile della ricerca del Politecnico di Milano – d’altra parte anche in Usa alcuni servizi sono solo sul wireless perché la rete non riesce a sostenere tutto il traffico. In Europa la banda larga mobile è più efficiente ma con questi tassi di crescita bisogna vedere se basterà ». -dnews-