Allarme clandestini a Malpensa Maroni: peggio di Lampedusa

Malpensa come Lampedusa. Il nord e l’estremo sud d’Italia si sono passati il testimone: l’hub milanese, in quanto a immigrazione irregolare, è diventato ciò che l’isola è stata fino a qualche anno fa. Ovvero la frontiera più avanzata per l’ingresso di immigrati. Lo ha sottolineato Roberto Maroni, il ministro dell’Interno, durante un convegno al Terminal uno dell’aeroporto. Un’affermazione che sovverte molti luoghi comuni: «Malpensa è ora la prima frontiera, avendo superato Lampedusa, che è uscita dal circuito del traffico di esseri umani. Nell’isola i flussi di clandestini dalla Libia si sono interrotti e nei primi mesi del 2010 non è praticamente arrivato nessuno». Tutt’altro discorso, invece, per l’aeroporto diventato «il punto di attenzione tra i più significativi in Europa». Ma questa circostanza, ha chiarito il ministro, non giustifica un nuovo Cie (Centro di identificazione ed espulsione) nei pressi dell’hub, come ha chiesto il vicesindaco di Milano De Corato. Staffetta Lampedusa-Malpensa, dunque. Del resto lo studio, alla cui presentazione ha partecipato ieri Maroni, pone il passaggio dell’immigrazione clandestina negli aeroporti in primo piano. L’Italia è destinazione e transito verso l’Europa centrale e settentrionale e Malpensa è uno dei nodi principali dell’immigrazione in Europa, anche per la vicinanza di Svizzera e Francia. Tuttavia, secondo la ricerca, i viaggi irregolari per via aerea sono i più difficili da organizzare, anche perché l’immigrato deve racimolare tra i 10 e i 15mila euro. Sarà anche per questo che a Malpensa dal 2006 al 2009 si è assistito ad una forte diminuzione dei respingimenti. Per Giuseppe Bonomi, presidente della Sea, la società che gestisce lo scalo, ha influito la diminuzione dei voli intercontinentali di Alitalia. -epolis-