Manovra blindata con fiducia giallo sull’incontro con le Regioni

Il governo è pronto a chiedere la fiducia sulla manovra che approderà domani nell’Aula del Senato. In un lungo vertice ad Arcore, il premier Silvio Berlusconi e il ministro dell’Economia Giulio Temonti hanno valutato «tutti i miglioramenti proposti e realizzabili» al provvedimento. E dopo le tensioni degli ultimi giorni hanno confermato un punto che il Tesoro considera irrinunciabile: i saldi resteranno invariati. Con le Regioni sul piede di guerra – l’incontro con Berlusconi viene prima annunciato poi smentito – e dopo le proteste delle imprese, tra i due sembra tornato il sereno. Forse anche per questo il capo del governo, «sotto la sua responsabilità e nell’interesse del Paese» ha deciso di blindare il testo che sarà licenziato solo oggi dalla commissione Bilancio di Palazzo Madama e sarà esaminato in Aula a partire da domattina. Basta, insomma, con il «balletto degli emendamenti» e le polemiche che puntualmente accompagnano ogni proposta di modifica. Scelta che ha scatenato subito le proteste dell’opposizione. Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani ha parlato di «totale irresponsabilità» perchè «l’esigenza del premier di ammanettare la propria maggioranza sta mettendo il Paese nei guai». Duro anche il leader dell’Idv Antonio Di Pietro: «Berlusconi, come tutti i dittatori, si è chiuso nel suo bunker e impone il voto di fiducia su un provvedimento che non vuole nessuno». In compenso l’esecutivo sembra aver ricucito lo strappo con le imprese. «Il governo ha accolto le nostre richieste», ha fatto sapere il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia dopo un colloquio telefonico con Berlusconi e Tremonti. Domenica gli industriali, insieme a Confcommercio, artigiani ed esercenti avevano chiesto di rivedere la normativa fiscale contenuta la manovra e avevano espresso perplessità sull’articolo 45 che riguarda le energie rinnovabili. A questo punto resta aperto l’altro fronte caldo, quello con gli enti locali in rivolta per i tagli previsti. Circolavano voci secondo le quali stasera fosse previsto a Palazzo Chigi l’incontro tra il premier e i presidenti delle Regioni. Ma in tarda serata sia il ministro Fitto che il leader delle regioni Errani smentiscono. «È una giornata particolarmente calda, non solo metereologicamente», aveva ammesso nel pomeriggio Gianni Letta, che nelle ultime ore ha lavorato duramente per cercare di ricucire lo strappo. Questa, per il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, è «una manovra difficile che impone sacrifici e i maledetti tagli che nessuno vuole». Il presidente lombardo Formigoni ha ribadito che quella dei governatori «è una proposta di collaborazione istituzionale: chiediamo una manovra che mantenga invariati i totali ma ripartisca in maniera più equa i sacrifici». E anche il presidente del Veneto Zaia è convinto che il capo del governo «sarà capace di ricomporre questo difficile mosaico». Oggi, in sostanza, si saprà se la prima mossa del «ghe pensi mi» annunciato dal Cavaliere avrà sortito gli effetti sperati. -epolis-