I finiani non mollano: resistiamo nel Pdl

Fuori uno. Ma archiviato Brancher sul tavolo di Berlusconi restano altri temi caldissimi, e incrociati. Le intercettazioni, i rapporti con Fini, la manovra. Ghe pensi mi. Su quest’ultima il premier, pressato dall’occhiuto Tremonti, dà il colpo di reni: fiducia sia. Ed ecco la prima tagliola per tentare di stanare i finiani che assicurano di voler sempre votare la fiducia all’esecutivo. Che con Italo Bocchino puntualizzano che dal Pdl non se ne andranno mai, né si faranno normalizzare. E che però la Finanziaria volevano cambiarla. Berlusconi convoca una riunione a Palazzo Grazioli domani con i vertici del Pdl (mentre l’ufficio di presidenza è in forse): coordinatori, capigruppo, il guardasigilli Alfano e il fido Ghedini. Si parlerà, appunto, del presidente della Camera e di intercettazioni. Sulle quali la partita è complessa perché l’ostacolo si chiama Giorgio Napolitano. Dalla Consulta della Giustizia, organismo guidato da Ghedini che dovrebbe riunirsi domani sera, fanno sapere che le modifiche saranno «di lieve entità», per venire incontro al Colle. Riguarderanno tre punti: intercettazioni ambientali, proroghe agli ascolti che potrebbero arrivare a una settimana-dieci giorni (ora sono previste di tre in tre); sanzioni agli editori che potrebbero ammorbidirsi o persino sparire. Oggi, in commissione Giustizia della Camera, inizierà la discussione generale sul provvedimento. E proprio lì la battaglia nel Pdl potrebbe raggiungere l’acme visto che la presidente Giulia Bongiorno non molla sulle critiche all testo. Sullo sfondo, resta l’astio tra i due cofondatori. Che forse saranno costretti a mettere l’ennesima pezza sulla loro convivenza. Vada come vada, raccontano i suoi che Fini già dica: «Piuttosto che fare un’altra campagna elettorale con Berlusconi faccio il papà a vita». -epolis-