La Turchia chiude i cieli ad Israele

O arrivano le scuse per i 9 morti della Mavi Marmara o nessun velivolo militare con la stella di David potrà sorvolare il territorio turco. Ankara dà l’ultimatum a Gerusalemme, che a stretto giro di posta fa sapere che la sua posizione sui 500 attivisti della flottiglia non cambia: terroristi erano e terroristi rimangono. E tra Turchia e Israele la tensione raggiunge un «punto di non ritorno». Il ministro degli Esteri di Ankara, Ahmet Davutoglu, ha annunciato la chiusura dello spazio aereo ai voli militari israeliani e ha minacciato di rompere le relazioni se il governo Netanyahu non si scuserà per l’assalto alla flottiglia di attivisti diretta a Gaza, in cui il 31 maggio sul traghetto Mavi Marmara persero la vita 9 turchi. Israele risponde sfidando: «Non abbiamo iniziato noi a usare la violenza – la risposta del portavoce del ministro degli Esteri, Yigal Palmor – quando si vogliono delle scuse, non si usano ultimatum». Alle stelle l’irritazione del governo turco: «Troncheremo le relazioni se Israele non accetterà anche le conclusioni di una inchiesta internazionale – avverte Davutoglu – se la commissione concluderà che l’assalto è stato ingiusto e se gli israeliani si scuseranno, per noi sarà sufficiente». Sentire «parlare di crisi di relazioni francamente mi preoccupa», il commento del ministro degli Esteri, Frattini. La crisi cade alla vigilia della visita di Netanyahu negli Usa, cui è affidata la ripresa del dialogo tra israeliani e palestinesi. C’è poco tempo: il 26 settembre scade il congelamento della costruzione dei nuovi insediamenti in Cisgiordania: saranno 2.700, scrive Haaretz, le nuove case. -leggo.it-