Adescata in chat e violentata da un prete

Nel suo mondo ovattato fatto di solitudine e computer, una quindicenne napoletana probabilmente credeva di aver trovato un amico. Una persona di cui fidarsi e alla quale, probabilmente, confidarsi. Invece D.M., prete di San Giorgio a Cremano (Comune alle porte del capoluogo partenopeo, noto soprattutto per aver dato i natali all’attore Massimo Trosi), si è rivelato essere il suo aguzzino. L’ennesima storiaccia fatta di abusi ai danni di una minore, studentessa al secondo anno del liceo scientifico. Ieri pomeriggio la polizia stradale di via Cinthia (a Napoli) ha sorpreso il sacerdote e la ragazzina in un’area di sosta sulla tangenziale all’altezza di Capodimonte, mentre a bordo della sua auto veniva consumato un rapporto orale. Nell’abitacolo gli agenti hanno rinvenuto anche l’abito talare dell’uomo che, incredibilmente, fino a quel momento aveva taciuto la propria reale identità alla ragazzina. Per mesi, dallo scorso gennaio, il prelato ha corteggiato l’adolescente imbevendola di sogni e di illusioni. Sulla chat internet di Messenger si era presentato come un professore: grazie ad i suoi consigli, piano-piano era riuscito ad insinuarsi nella vita dell’adolescente. Per la ragazza quell’uomo gentile, simpatico, era divenuto un punto di riferimento. Chiusa nella stanzetta della sua casa al Vomero, lontano dallo sguardo di mamma, la 15enne credeva di aver trovato nel finto prof (ma prete autentico) un amico, un fratello maggiore, forse il padre che non aveva accanto (i genitori sono separati). Invece dopo mesi di conversazioni online, è scattata la trappola. La violenza in un afoso pomeriggio: un atto, è il caso di dirlo, consumato alla luce del sole. Mentre migliaia di auto viaggiavano verso il centro, la vettura del sacerdote si è fermata nella piazzola d’emergenza. Baci, carezze, effusioni fino alla richiesta di un rapporto proibito. Dinanzi a una scena simile, la polizia non ha avuto dubbi. L’uomo è stato fatto scendere dall’auto e identificato. La ragazzina è stata accompagnata da un’assistente sociale, che ha subito chiesto il monitoraggio dei comportamenti dell’adolescente servendosi anche di una perizia presso la neuropsichiatria infantile. Quindi è stata riaffidata alla madre. Ai servizi sociali ha raccontato i problemi a scuola (è stata rimandata in due materie), la separazione di mamma e papà, le difficoltà a comunicare col mondo, con i suoi coetanei. Piccoli disagi che agli occhi di persone giovani possono sembrare enormi. «Credevo fosse mio amico – ha raccontato tra le lacrime all’assistente sociale -. Non immaginavo fosse un prete». -leggo.it-