Manovra, imprese e Regioni all’ultimo affondo

Non bastava la ribellione delle regioni, gli scioperi di magistrati e medici, le proteste delle forze di polizia. E la tensione alle stelle fra premier e ministro dell’Economia. Ora sono anche le imprese a contestare una manovra finanziaria che va avanti a forza di retromarce, refusi e correzioni. Confindustria e Rete Imprese Italia contestano, in una nota, alcune norme fiscali che riguardano i limiti ai rimborsi fiscali e la compensazione debiti-crediti. Secondo le associazioni imprenditoriali, tali norme nulla hanno a che fare con il contrasto all’evasione, mentre causerebbero danni irreparabili a piccole e medie aziende. Intanto, la commissione Bilancio al Senato potrebbe arrivare già oggi ad approvare il testo della manovra. Dopo di che, con tutta probabilità, ci sarà il ricorso alla fiducia e il testo sarà blindato. Ma i rigorosi provvedimenti diretti a mettere ordine nei conti pubblici continuano a far discutere. Molti ministri hanno espresso la loro contrarietà a misure eccessivamente restrittive: lo ha fatto il titolare della Difesa, La Russa, contro i tagli alle tredicesime delle forze dell’ordine e la ministra Prestigiacomo per i tagli agli incentivi alle energie rinnovabili. Ma la protesta maggiore viene dalle Regioni, con i governatori snobbati da Tremonti che non ha voluto incontrarli e si è scagliato contro gli amministratori del Meridione (quasi tutti Pdl) definendoli «cialtroni» per l’incapacità di utilizzare i fondi europei. Nei primi giorni di questa settimana dovrebbe tenersi l’incontro fra il Presidente del Consiglio e gli enti locali, ma questi non arretrano di un passo: «La manovra varata rischia di tagliare le gambe al federalismo – sottolinea il presidente della Conferenza delle Regioni Errani – è squilibrata perché pesa per l’80% su regioni e enti locali». Fra le continue proteste e le molte revisioni, la finanziaria ha finito per diventare benzina sul fuoco in un clima già arroventato all’interno della maggioranza. Con il ritorno dell’alta tensione fra premier e ministro dell’Economia che avrebbe nuovamente minacciato le dimissioni. Il governo ha smentito, ma l’ennesimo braccio di ferro rende ancora più incerti i rapporti nella coalizione. -leggo.it-