Ci hanno abbandonati all’Aquila

Esplode la protesta in Abruzzo: «Oggi siamo accompagnatori». Negativo il vertice a Roma, fondi zero. Abbandonati. Senza una direttiva, un piano operativo. A prendersi in faccia la frustrazione della gente che non ne può più. Sono i vigili del fuoco dell’Aquila, quelli che un anno fa tiravano fuori sopravvissuti e cadaveri dalle macerie del sisma e che dalla notte del 6 aprile 2009 rendono più tollerabile le condizioni di vita di una città allo stremo. Dal 30 giugno per loro non ci sono più soldi. Tutto fermo. «All’Aquila manca tutto, manca il comandante, non c’è una direttiva sulle funzioni – spiega Antonio Jiritano, pompiere, della direzione nazionale RdB-Usb – non esiste un piano operativo. Facciamo da accompagnatori a chi deve entrare nella zona rossa, quando c’è una città da rimettere in piedi». La citta resta in ginocchio: «La rimozione delle macerie è ferma da più di un mese, non c’è una direttiva che ci consenta di entrare nelle case danneggiate per recuperare ciò che è rimasto. E la gente, per frustrazione, se la prende con noi». Fino al 30 giugno nella città ferita c’erano 220 vigili in missione da ogni parte d’Italia, più i 30 di stanza. «Ma mercoledì è scaduta la seconda ordinanza (dl 195/2009, art. 14bis, rinnovo del decreto Abruzzo 2009 che stanziava 80 milioni, ndr) con cui il governo aveva previsto i fondi per la zona del sisma – spiegano dal Comando provinciale – così i 220 hanno lasciato la città. Oggi (ieri, ndr) ne sono stati richiamati 126, ma lo stanziamento non è stato rinnovato». Ieri al Dipartmento della Protezione civile vertici locali e sindacati hanno incontrato il capo dipartimento, prefetto Francesco Paolo Tronca. Risultato: «Una nuova ordinanza non c’è – conclude Jiritano – solo un impegno di massima del governo a mantenere in città 126 dei 220 uomini. La realtà è che siamo lì come pura presenza, così lo Stato si sente la coscienza a posto». -leggo.it-