Litiga con la moglie, strangola e strozza il figlioletto

Litiga con la moglie, strangola e strozza il figlioletto Vieni subito a casa, ho ucciso tuo figlio. Poche parole, quasi sussurate al telefono. Così Giampiero Mele, 23 anni, ha avvisato la convivente, ventenne, di aver ammazzato il loro piccolo, Stefano, di soli due anni. Una tragedia in casa, un raptus di follia che ha portato l’uomo a stringere forte una corda intorno al collo del bimbo, sgozzarlo con un coltello da cucina e, subito dopo, tentare di suicidarsi tagliandosi le vene con la stessa arma. Il dramma è avvenuto ieri a Torre San Giovanni, frazione del comune di Ugento nel Leccese. La coppia, che viveva insieme da circa due anni e mezzo, aveva avuto molti alti e bassi e le incomprensioni non si erano attenuate dopo la nascita del loro piccolo. Ieri il giovane, fresco di laurea e con un lavoro saltuario, aveva avuto un battibecco al telefono con la convivente. Ancora una sfuriata, che stavolta ha fatto scattare il raptus omicida. Così, dopo aver riposto la cornetta del telefono, l’uomo, ormai fuori di sè, è andato in camera da letto ed ha prima stretto una corda al collo del figlioletto e subito dopo sgozzato il piccolo con un coltello. Non è ancora chiaro se il bimbo stesse dormendo. Poi il padre ha tentato di togliersi la vita tagliandosi le vene. Ha anche ingerito dell’acido e si è cosparso il corpo di liquido infiammabile, con l’intento di darsi fuoco. È stato lui stesso, telefonando alla convivente che era al lavoro, a far scattare l’allarme, ma ormai per il bimbo non c’era più nulla da fare. Nella casa in cui è avvenuta la tragedia i carabinieri avrebbero trovato anche una lettera scritta dall’omicida accanto al cadavere del bimbo. Il giovane, sotto shock, è stato prima ricoverato nell’ospedale di Casarano, e dopo trasferito per ulteriori accertamenti al Vito Fazzi di Lecce. È in stato di arresto, piantonato dai carabinieri, con l’accusa di omicidio volontario. Le indagini dei carabinieri della Compagnia di Casarano sono dirette dal sostituto procuratore presso il tribunale di Lecce Guglielmo Cataldi. Testimoni hanno riferito di aver visto gli infermieri ed altro personale del 118 uscire nauseati dalla villetta dove abita la coppia, dopo aver visto il corpo del bambino. Un attacco di rabbia di papà. Fatale per suo figlio. -epolis