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Monthly Archives: settembre 2010

Lite in sala parto Neonata invalida

Tre giorni di travaglio, due dottoresse che, forse, litigano sulla possibilità di un cesareo. Poi il parto, con la piccola Samanta che nasce gravemente handicappata e la madre, Albana Zekaj, albanese, 31 anni, che subisce una seria lesione all’utero. E’ accaduto il 30 gennaio agli Ospedali Riuniti di Bergamo. Subito dopo la nascita della figlia, Saimir Zekaj, 38 anni, operaio albanese, ha presentato una denuncia e la Procura ha aperto un’inchiesta, per ora contro ignoti, con l’ipotesi di lesioni colpose gravi. «Hanno lasciato mia moglie da sola per due giorni in sala travaglio e, quando altri medici hanno optato per il cesareo, era tardi». La bimba, secondo gli esami, prima di nascere era sana ma ora è invalida al 95%. I genitori si sono rivolti a un avvocato. «Non c’è stata alcuna lite fra medici – spiegano dall’ospedale, che ha nominato una commissione – il cesareo non è stato eseguito subito per il tardivo consenso dei genitori». Pastorini/leggo-

Intervento sbagliato Muore dopo 36 giorni

Malasanità. Nella Capitale il calvario di un 52enne vittima di un errore e di sei operazioni inutili. A Bergamo dottoresse accusate dai genitori. Intervento sbagliato Muore dopo 36 giorni. E’ morto dopo sei interventi chirugici ed un’agonia durata 36 giorni. Ora la famiglia denuncia l’ennesimo caso di malasanità: «colpa di un incredibile errore medico». Il calvario di Virgilio Nazareno, 52enne ristoratore romano, è iniziato a metà agosto con il ricovero all’ospedale Villa San Pietro-Fatebenefratelli di Roma per l’asportazione di un rene colpito da tumore ed è andato avanti per poco più di un mese durante il quale, in seguito a fortissimi dolori addominali, sono stati asportati anche l’intestino, la milza, la colecisti ed il pancreas. «Gli organi erano tutti necrotizzati – denuncia l’avvocato Francesco Lauri, legale della famiglia Nazzari – la necrosi è stata provocata dalla chiusura dell’arteria mesenterica superiore, scambiata verosimilmente per arteria renale. Dopo 36 giorni di atroci dolori in cui è sempre rimasto vigile – conclude il presidente dell’Osservatorio sanità – Virgilio Nazzari è morto il 23 settembre. La famiglia è distrutta e, in base all’esito dell’autopsia, temiamo si tratti di un incredibile errore chirugico». L’autopsia, effettuata martedì, è stata disposta dal pm Paola Filippi dopo la denuncia della famiglia alla Procura di Roma, in cui è stato aperto un fascicolo per omicidio colposo. Ma dal Villa San Pietro assicurano: «Il paziente è stato seguito con competenza e continuità da un equipe medica ed infermeristica qualificata, durante il decorso clinico sono subentrate complicanze vascolari». Loiacono/leggo-

Silvio e la festa dei 74 anni brindisi con venti deputate

Berlusconi ha tentato di rendere più dolce la giornata del suo compleanno con un brindisi fra le deputate Pdl a Palazzo Grazioli. Un momento di allegria dopo una giornata di forti tensioni in aula. A festeggiare con il Cavaliere erano presenti, fra le altre, Beatrice Lorenzin, Barbara Saltamartini, Viviana Beccalossi, Jole Santelli, Giustina Mistrello Destro, alcuni rappresentanti locali della Campania e Guido Bertolaso che si sono poi intrattenuti con il premier per discutere della situazione rifiuti nella regione. Ognuno degli invitati è entrato da via del Plebiscito con tanto di pacchetto regalo. Le deputate hanno offerto al premier anche una torta e candeline su cui soffiare per festeggiare i 74 anni intonando a gran voce la classica canzoncina augurale. Un tentativo di far tornare a sorridere un Berlusconi deluso e preoccupato dall’esito della votazione. E proprio alle sue ospiti il Cavaliere avrebbe confidato che ci sono buone probabilità di andare al voto a marzo e di essere molto preoccupato per la situazione dei rifiuti a Napoli. L’incontro è durato una ventina di minuti. Chi c’era parla però di un clima teso, sorrisi stirati e lo spettro di una maggioranza a rischio che non è stato scacciato dalla bella sala della residenza del presidente del Consiglio. (A. Sev.)

Sarah, lo zio trova il telefonino

Recuperato in campagna 35 giorni dopo la scomparsa della ragazza. I Ris: non è buon segno. Sarah, lo zio trova il telefonino. Qualcuno lo lanciò da un’auto. «Il ritrovamento è importante, ma non è un segnale positivo». Lo ha detto Luciano Garofano, l’ex comandante dei Ris, oggi consulente della famiglia Scazzi, dopo la notizia del ritrovamento del telefono cellulare di Sarah, la quindicenne scomparsa da Avetrana (Taranto) il 26 agosto. Il telefonino è stato ritrovato in un terreno agricolo nei pressi del paese, ieri e, per uno strano caso del destino, proprio dallo zio della ragazzina, Michele Misseri. L’uomo aveva lavorato insieme ad un amico alla potatura degli ulivi, quando, per terra ha visto «una cosa bruciacchiata e ho avvertito un colpo al cuore». Il telefonino aveva la mascherina della parte superiore sollevata, la parte posteriore bruciata ed era privo di scheda e batteria. Secondo gli inquirenti potrebbe essere stato gettato da un’auto in corsa. «Quel telefonino potrà dirci qualcosa ma non è stata certamente Sara a lanciarlo nel cespuglio» ha commentato Garofano. «Sono più confusa di prima» ha invece detto Concetta Serrano Spagnolo, la madre di Sara che, in giornata, ha smentito la voce di una presunta figlia segreta del marito, muratore a Milano. Cigarini/leggo-

Finiani decisivi per governare

La fiducia a Berlusconi alla fine passa con 342 voti. L’asticella dei famosi 316 voti è stata superata, ma senza il sì dei deputati di Futuro e Libertà e dell’Mpa di Lombardo, l’esito sarebbe stato diverso. Un risultato che cambia gli equilibri della maggioranza: non più solo l’asse Berlusconi-Bossi, ma un terza forza necessaria. Sarà una maggioranza in ostaggio di Fini? Forse no, ma lui intanto ha annunciato, un’ora dopo l’intervento del premier, la nascita di un nuovo partito. Si aprono allora nuovi scenari, con il Cavaliere che dovrà dimostrare di saper discutere, contrattare, concedere, per portare a casa le riforme che ha annunciato. Ma questo il premier lo sapeva già quando è entrato in aula ieri. Il suo discorso è stato infatti conciliante, «democristiano» hanno detto alcuni. Ha evitato toni aspri, sfuggito fratture, nessun riferimento esplicito ai finiani. «Basta odio – ha detto – serve coesione nazionale». Solo nella replica ha usato parole un po’ più accese per escludere che ci sia stata «compravendita di parlamentari». Con Fini solo un saluto istituzionale e un freddo botta e risposta per chiedergli di richiamare Di Pietro. Bocchino ha ribadito la «fedeltà al programma» e si è detto «pronto a discutere, ma senza diktat». Non ha convinto però il suo collega Granata che, nonostante le indicazioni del gruppo, ha votato contro la fiducia «come reazione simbolica agli attacchi» sferrati a Fini. Severini/leggo-

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