Si accorcia la strada che porta alla particella di Dio. Il Large Hadron Collider, l’acceleratore di particelle più grande del mondo, ospitato al Cern di Ginevra ha mosso i primi passi verso il suoscopo ultimo, la ricreazione di un micro fenomeno big bang. Viaggiando nell’anello di 27 chilometri del Lhc ad una velocità vicina a quella della luce, i protoni si sono scontrati all’energia di 7.000 miliardi di elettronvolt. Le collisioni, ieri sono state quattro, accompagnate applausi fragorosi, grida di gioia hanno portato il direttore dell’istituto, RolfHeuer, a parlare di «nuova era per le scienze ». Nei prossimi anni i nuovi esperimenti dovrebbero portare a una frammentazione delle particelle tali da generare un’energia doppia rispetto a quella raggiunta ieri, pari a quella del big bang che ha dato inizio all’universo. Gli esperimenti potrebbero portare poi alla scoperta del bosone di Higgs, la cosiddetta “particella di Dio”, teorizzata da molti ma la cui esistenza non è mai stata provata da nessuno. – dnews -
Monthly Archives: marzo 2010
Mourinho: aiuto dal pubblico
31 marzo 2010 – 13:15
Mourinho non commenta la mancata convocazione e pensa alla partita: «Vogliamo l’aiuto del nostro pubblico». Nubi sull’Inter che stasera ospita a San Siro il Cska Mosca. Non c’è Balotelli che ha lanciato accuse a Mourinho. Il giovane attaccante non è stato convocato per la sesta volta consecutiva. Eto’o ci va giù duro: «In questo momento il gruppo è al di sopra dei singoli; Mario è uno dei giocatori, ma lui sa che cosa deve fare se vuole rientrare nel gruppo e stasera – conclude – non mi mancherà perché ci sono altri giocatori». Mario lo sa, ma non ha nessuna intenzione di farlo. Intervistato da Chiambretti ieri il ribelle ha spiegato di non essere «così stupido da saltare 5 gare. Se avessi dovuto chiedere scusa lo avrei chiesto dopo la prima, ma, avendo ragione io,non chiedo scusa». Altro che pace, qua siamo alle cannonate. Un problema in più per Moratti che anche lunedì aveva messo una buona parola per il giovane asso. Mourinho non parla di Balotelli e, per stasera, prevede una partita «bruttina, contro una squadra molto chiusa che ci obbligherà a giocare con grande attenzione. Sarebbe stato meglio giocare la prima a Mosca». Invece si gioca a San Siro, dove è atteso il pienone. «L’Inter sta facendo una grande Champions – le parole di Mou- 8 partite, 4 contro 2 delle migliori squadre del mondo: abbiamo perso solo a Barcellona, la sfida col Chelsea è stata fantastica, il modo in cui abbiamo giocato sotto pressione a Kiev e col Rubin è stato importante. Ma chi arriva ai quarti vuole arrivare in semifinale: faremo di tutto per arrivarci e mi aspetto anche un grande supporto dal pubblico ». Niente Balotelli quindi col Cska, mentre ci saranno tutti quelli schierati col Chelsea, ad esclusione degli squalificati Thiago Motta e Lucio, con la garanzia dell’impiego di Sneijder. Pedina fondamentale in uno scacchiere che ha un attacco già scritto, con la coppia Eto’o-Milito e il ritorno di Stankovic in mediana, con Cordoba che si gioca con Materazzi il posto di fianco a Samuel e Zanetti che può tornare a centroampo, visto il rientro su buoni livelli di Chivu. Che dovrà guardarsi in particolare dal talento del centrocampista serbo Krasic e degli attaccanti del Cska: il cileno Gonzalez e il giapponese Honda, dati in non perfette condizioni anche se mister Slutsky, con un raro esercizio di pretattica al contrario, sostiene con vigore che «stanno tutti e due bene». Tanto comunque, comeMou ripete in ogni occasione, la gara decisiva in questi turni di Champions è sempre quella di ritorno. Dove a questo punto quasi sicuramente non ci sarà Balotelli, nonostante l’Inter soprattutto in campionato, sembra davvero non poterne fare ameno. Mou invece, più che Super Mario, continua a rimpiangere la Premier. «Mi manca il calcio inglese e io manco al calcio inglese, sono onesto: ma al momento penso solo all’Inter». Cioè: fino a fine stagione. Poi si vedrà. Per lui. E per Balotelli. – dnews -
Brunetta ko incolpa la Lega
31 marzo 2010 – 13:06
Sconfitto alle Regionali e alle Provinciali il centrosinistra si consola con i Comuni, con il bonus della disfatta per due esponenti del governo, il ministro dell’Innovazione Renato Brunetta e il viceministro ai Trasporti Roberto Castelli, candidati alla carica di sindaco, rispettivamente, di Venezia e Lecco. Ed è proprio il risultato della Laguna che apre una polemica tutta interna alla maggioranza con Brunetta che puntato il dito contro gli alleati leghisti. Gli esponenti del Carroccio hanno incassato infatti solo l’11 per cento dei consensi a fronte del 19 per cento delle scorse amministrative. Un 8 per cento che ha permesso agevolmente al candidato del Pd, Giorgio Orsoni, di prevalere già al primo turno (51% di voti contro i 42 del ministro). «Certo – ha detto Brunetta – se avessi avuto gli stessi voti leghisti del neo governatore Zaia avrei vinto». Anche Castelli, sconfitto già al primo turno da Virginio Brivio, dà di fatto la colpa agli alleati, anche se in modo più indiretto. «Qui a Lecco la gente ce l’ha con noi». Il riferimento è alla caduta del sindaco precedente Antonella Faggi, leghista tradita dalla defezione di alcuni consiglieri del Pdl. Per il resto il centrosinistra tra i comuni capoluogo vince anche a Lodi con Lorenzo Guerini mentre per il centrodestra affermazione al primo turno a Chieti ed Andria con Umberto Di Primio e Nicola Giorgino.Vanno al ballottaggio invece Mantova, Matera, Macerata e Vibo Valentia. Con il centrosinistra in vantaggio dappertutto. Sul fronte dei piccoli comuni da segnalare la vittoria di Gabriella Carlucci a Margherita Savoia, paese di 12mila abitanti nella provincia di Andria-Barletta-Trani. Per la deputata Pdl si è trattato di un vero plebiscito, avendo incassato oltre il 70 per cento dei consensi. Vittoria che arriva dopo una campagna turbolenta segnata anche da una zuffa tra la Carlucci e una candidata Pdl. Ieri ha avuto luogo anche lo spoglio per le elezioni di tre presidenti di Provincia. Dopo la vittoria all’Aquila di Antonio Del Corvo il centrodestra si è aggiudicato anche Caserta, Viterbo e Imperia. – dnews -
La Polverini e una giunta da difendere
31 marzo 2010 – 13:03
Non chiamatela governatrice. Renata Polverini daieri alla guida della Regione Lazio preferisce il termine presidente. Non è l’unico punto su cui ha le idee chiare. Idee illustrate durante una conferenza stampa ieri tenuta assieme al sindaco Alemanno. Prima però un salto a palazzo Grazioli, dal premier. «Il colloquio con il presidente Berlusconi è andato molto bene, mi ha fatto gli auguri, mi sembrava giusto passarlo a salutare perché si è speso in prima persona proprio in assenza della lista. La sua partecipazione è stata determinante», dice la neopresidente che si sofferma sul dato della vittoria. E sul risultato: 51,14% contro il 48,32% dell’av – versaria Emma Bonino. «Senza la lista del Pdl sembrava una missione impossibile, io invece ci ho sempre creduto. Lista o non lista abbiamo vinto questa battaglia che io considero non importante, ma straordinaria. Il miracolo è riuscito davvero». E guarda al futuro. I primi passi «Siamo qui per dire che ripartiremo dal tavolo istituzionale, chiesto da Alemanno al prefetto di Roma, per gli interventi che riguardano la crisi occupazionale. Riconvocheremo questo tavolo perché con il Comune, la Regione può dare risposte importanti ». Nei prossimi giorni verranno illustrate le altre azioni di governo, a cominciare dalla sanità, con la tempistica relativa. Un punto è chiaro: della sanità se ne occupera personalmente la Polverini, che chiederà al governo di essere nominata commissario. Per quanto riguardala giunta, la Polverini è sicura: «Non abbiamo fatto alleanze politiche, la giunta la faccio io, perché sono il presidente della Regione Lazio. Sarà formata da persone che hanno merito, capacità e professionalità » e la sua composizione terrà conto del risultato elettorale. Inoltre, continua la Polverini, «ci sarà una partecipazione di tutte le province e delle donne, come prevede la legge regionale ». E sulla tempistica aggiunge: «Sarò più veloce di Marrazzo », l’ex governatore che ha impiegato più di un mese per annunciare la formazione della squadra. Il sindaco da parte sua puntualizza: «Tutte le persone che si sono impegnate e hanno dato cuore e cervello in questi dieci giorni favolosi ed eroici saranno premiate: troveremo il modo di valorizzarle nel partito e nelle istituzioni». Tradotto, gli esclusi Pdl assenti a Roma potrebbero avere un posto in giunta. Non è uncaso che alcuni dei priminomi a circolare per quanto riguarda la composizione della nuova squadra sono del Popolo della Libertà. Fra di loro, Pietro Di Paolo potrebbe aggiudicarsi l’assessorato ai Trasporti, per gli Affari Sociali spunta il nome di Tommaso Luzzi, consigliere regionale da 15 anni. Fra i papali anche Francesco Lollobrigida, Fabio Armeni, già capogruppo del Pdl alla Regione Lazio che potrebbe contendersi il posto con Olimpia Tarzia, prima degli eletti a Roma nella Lista Polverini e unica donna per la coalizione a sostegno dell’attuale presidente. E poi ancora, Luca Malcotti, consigliere comunale dal 2001 al 2008 e attualmente vice coordinatore romano Pdl che forte dell’esperienza dell’Ugl potrebbe avere l’assessorato al Lavoro. Ma potrebbe ottenere anche le chiavi del Bilancio, se non andranno all’esperto Donato Robilotta, di area socialista, per il quale comunque un posto in giunta sembra molto probabile. Quanto accadrà in Regione potrebbe avere delle ripercussioni anche in Campidoglio. Alemanno a chi gli chiede se dopo la vittoria della Polverini alla presidenza della Regione, sia possibile un rimpasto della giunta comunale, risponde: «Vediamo, ci devo riflettere ». -dnews -
Polverini e Cota, sorpasso a destra
30 marzo 2010 – 07:03
Leggo.it – Il centrosinistra tiene 7 regioni, ma ne perde 6. Onda leghista al Nord. La Campania cambia colore dopo 16 anni. Alla fine festeggia il centrodestra. La coalizione di governo, pur perdendo di misura la sfida delle Regioni (7 a 6), sottrae agli avversari Piemonte, Lazio, Calabria e Campania. In più, sfonda al Nord, dilagando in Lombardia e Veneto, grazie al decisivo apporto della Lega. Vittorie pesanti quelle nelle battaglie più incerte: in Piemonte, dove il leghista Cota supera la presidente uscente Bresso, e nel Lazio, dove Renata Polverini batte sul filo di lana Emma Bonino, pur senza il sostegno della lista del Pdl a Roma e vincendo solo nelle province. «Li abbiamo polverizzati» ha esultato l’ex-sindacalista a Piazza del Popolo. A sinistra, così, ci si consola soprattutto con il nuovo exploit di Nichi Vendola, che resta in sella alla Regione Puglia. Cambiano colore la Campania (dopo 16 anni), dove Stefano Caldoro rifila quasi venti punti al candidato di centrosinistra, Vincenzo De Luca, e la Calabria, dove il governatore uscente, Agazio Loiero, subisce una debacle, fermandosi al 31,5% contro il 58% dell’avversario di centrodestra, Giuseppe Scopelliti. Al Nord, invece, trionfano Roberto Formigoni in Lombardia (56% contro il 32-33% di Filippo Penati del centrosinistra) e Luca Zaia in Veneto. Il candidato leghista si attesta al 60%, staccando nettamente Giuseppe Bortolussi, che si ferma al 28%. Il centrosinistra risponde conservando le regioni amiche: dall’Emilia, dove vince Vasco Errani, alla Toscana, dove Enrico Rossi ha vita facile sulla candidata del Pdl, Monica Faenza, dall’Umbria, dove si impone Catiuscia Marini, nella sfida in rosa con Fiammetta Modena, alle Marche, dove Gian Mario Spacca supera l’avversario, Erminio Marinelli. Risultato netto a favore del centrosinistra anche in Basilicata con Vito De Filippo che viaggia oltre il 58%. Meno scontate le affermazioni del centrosinistra in Puglia – con Nichi Vendola che sfiora il 50% circa contro il 42% di Rocco Palese del centrodestra – e in Liguria, dove Burlando batte Biasotti di 5 punti. Alto l’astensionismo: 63,6% i votanti, in calo dell’8% rispetto alle regionali del 2005.
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