Passaggio tv digitale, gara per assegnare cinque reti

Con il passaggio definitivo dalla tv analogica al digitale terrestre «risulterà disponibile un dividendo nazionale di 5 reti», che verrà «messo a gara» con criteri di «massima apertura alla concorrenza». Lo ha stabilito l’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni con una delibera che avvia il percorso per il definitivo spegnimento delle reti analogiche e la conversione delle reti digitali esistenti. I cinque lotti, cioè le cinque reti messe a gara, saranno divise in due parti: una, di tre lotti, sarà «riservata a nuovi entranti» e dunque saranno esclusi i soggetti come Rai e Mediaset che hanno più di due reti nazionali in tecnica analogica; la seconda, di due lotti, sarà aperta «a qualsiasi offerente », ma ci sarà un limite di cinque multiplex per ciascun operatore. Così, in seguito alla delibera, l’Unione europea sospende la procedura di infrazione contro l’Italia per alcune norme della legge Gasparri che consentono la concentrazione in un solo soggetto di frequenze televisive. Lo ha comunicato il presidente dell’Authority, Corrado Calabrò, a margine di un’audizione in Vigilanza Rai. La delibera stabilisce che le 21 reti nazionali in digitale (DVBT) saranno così suddivise: 8 reti saranno destinate alla conversione delle attuali reti analogiche: 8 reti saranno dedicate alla conversione in tecnica singola frequenza delle attuali reti digitali esistenti che oggi utilizzano il sistema della multifrequenza; all’esito della conversione dell’attuale sistema televisivo nazionale risulterà disponibile un dividendo nazionale di 5 reti». Questo dividendo – spiega ancora l’Agcom – «verrà messo a gara con criteri che garantiranno la massima apertura alla concorrenza e alla valorizzazione di nuovi programmi. Alla gara saranno ammessi tutti i soggetti operanti nello spazio economico europeo». «Il risultato raggiunto avvia un percorso di definitiva sistemazione delle radiofrequenze televisive in Italia », afferma Calabro. Le risorse trasmissive «sono un bene pubblico destinato a soddisfare l’interesse della collettività. In questi anni è sempre stata auspicata una definizione di regole che garantissero la certezza del diritto e il rispetto dei principi costituzionali e comunitari nell’interesse del pluralismo e della concorrenza»