Fattorie dell’energia, adesso si parte

Pannelli solari, pirolisi, digestori dei reflui da allevamento: le aziende agricole verso il business delle rinnovabili. In Germania, Paese guida in Europa in materia di energie rinnovabili, il paesaggio agricolo si compone anche di poderi con pannelli fotovoltaici sui tetti e di impianti di biogas, con cui si produce energia termica ed elettrica. Presto potrebbe accadere anche nella pianura padana, dove molte aziende guardano con interesse alle opportunità offerte dalle rinnovabili. La svolta è arrivata a gennaio, quando il Senato ha approvato le norme necessarie a valorizzare i sottoprodotti agricoli, di allevamento e forestali. Così è diventato legittimo, anche per la legge dello Stato oltre che per quelle della fisica, sfruttare i rifiuti zootecnici e gli scarti dell’attività agricola per produrre energia. Un’opportunità di integrazione del reddito per gli operatori dell’agricoltura strangolati dalla crisi. Lo sottolinea Ernesto Folli, imprenditore cremonese che gestisce l’allevamento che appartiene alla sua famiglia dal 1700. «Produciamo latte vaccino da generazioni – racconta – ma stavo pensando di mollare. Attualmente fare un litro ci costa 37 centesimi, da gennaio ci viene pagato 33 centesimi grazie a un accordo di filiera. Prima era 31». Insomma si produce in perdita. «Appena la normativa sulle agroenergie si è fatta più chiara, soprattutto in riferimento agli incentivi, ho realizzato un impianto a biogas da 1 megawattora. Uso i liquami dell’allevamento, risparmio i costi del loro smaltimento, vendo l’energia al Gestore, ho un polmone finanziario che mi permette di resistere in tempo di crisi». Riducendo l’impatto ambientale. I reflui della zootecnia sono infatti i maggiori responsabili dell’inquinamento imputato all’attività agricola e il loro trattamento è un problema molto sentito a livello europeo. Per non parlare degli scarti dell’industria agroalimentare, che aumentano sempre di più, vista la preferenza dei consumatori per i prodotti di IV gamma, o cibi pronti. Anch’essi oggi possono essere usati per fare energia pulita. Certo, la strada da fare per eguagliare i circa 5mila impianti tedeschi è ancora tanta. «In Italia siamo a circa 400 – spiega Antonio Piva (vedi box) – altri 200 sono attesi entro l’anno. Conaltri 3 o 400 potremmo arrivare a produrre l’equivalente energetico di un paio di centrali nucleari di medie dimensioni». L‘iter per avviare un impianto a biogas è ancora tormentato. « C’è troppa burocrazia – dice Folli -. Per l’autorizzazione si deve passare dalla Conferenza dei servizi, i tempi di risposta del Gse e della rete per l’allaccio sono molto lunghi».