La Bigelow prima donna regina degli Oscar

L’8 marzo non poteva essere festeggiato meglio di così, ovvero infrangendo un altro taboo femminile con la vittoria, per la prima volta nella storia, dell’Oscar per la migliore regia da parte di una donna cui è stato associato anche il riconoscimento per il Miglior Film a The Hurt Locker (anche migliore sceneggiatura originale, montaggio, suono, montaggio del suono). Ex modella, pittrice di grande talento, Kathryn Bigelow, ha dimostrato ancora una volta la sua vocazione per un cinema dal forte impatto visivo, in grado di comunicare al pubblico emozioni forti (non ancora in sala, stasera sarà in onda su Sky alle 21). Autrice di film comePoint Break, Strange Days, del rarefatto Il Mistero dell’Acqua e di K- 19, Kathryn Bigelow è consapevole del proprio talento, ma anche del proprio ruolo. Soprattutto dopo la vittoria dell’Oscar e del non meno rilevante premio dell’associazione dei registi americani (Dga) anche quello mai vinto prima da una donna: «Non c’è dubbio che ci dovrebbero essere più registe: credo che a impedirlo sia la mancanza di consapevolezza che è possibile. Devo ammettere che per me non è facile trovare storie così interessanti cui dedicare anni interi della mia vita». Spiega l’autrice che ha compiuto 58 anni a novembre. Secondo una leggenda, per ironia della sorte, la principale regista di cinema d’azione della storia, sarebbe viva per miracolo: o meglio grazie al rifiuto categorico del Direttore del Festival di Venezia, Felice Laudadio di farla viaggiare con un’altra compagnia aerea se non quella dello sponsor della Mostra del ‘98. Il volo Swissair del 2 settembre che la regista avrebbe originariamente preferito per andare da New York a Ginevra e da lì fino al Lido, per partecipare come membro della giuria guidata da Ettore Scola, si è inabissato nelle acque di Halifax dopo nemmeno un’ora dal decollo provocando la morte dei 211 passeggeri. Dieci anni dopo, nel 2008, The Hurt Locker è stato pressoché ignorato dalla giuria presieduta, questa volta, da Wim Wenders. «Io ho mostrato sullo schermo qualcosa che non si era mai visto prima. Il mio film fa paura a molti, perché quello che si vive in Iraq ogni giorno è spaventoso: è un confronto costante e quotidiano con la morte ed è un modo di vivere impensabile per la maggior parte di noi – Osserva Kathryn Bigelow -Il mio lavoro è il risultato di un’esperienza reale: uno sguardo sincero ed autentico. Sicuramente esiste una forma di dipendenza psicologica dalla guerra, ma la cosa più importante era mettere il pubblico in condizione di sentirsi in prima linea al fianco di soldati, che è bene ricordare sono tutti dei volontari». Il compagno della regista, il produttore e sceneggiatore Mark Boal, dal cui lavoro di inviato di guerra è stato tratto The Hurt Locker dice: “Girare ad Amman dove c’è una grande comunità di esuli dall’Iraq ha restituito realismo alla nostra storia” . Non è sorpreso Michael Moore che la destra americana lo abbia osteggiato la pellicola: “Nessuno vedendo The Hurt Locker dirà: “Che bello: facciamo la guerra per altri sette anni!” . Tornando alle statuette, due sono andate ad italiani: per la fotografia di Avatar a Mario Fiore e quello per la colonna sonora di Upa Michael Giacchino. Miglior attrice protagonista invece Sandra Bullock per The blind side, miglior attore Jeff Bridges per Crazy Heart.