Pasticcio liste, il decreto non decolla

L’idea di risolvere il caos delle liste nel Lazio e in Lombardia con una leggina o un decreto sembrava essersi infranta contro il muro del Quirinale. Ma ieri l’incredulità del Pdl ha lasciato il posto alla tensione, ed è iniziata una frenetica ricerca di una via d’uscita a tutti i costi. E questa «soluzione politica» è passata innanzitutto dal Quirinale. Dopo che la Corte d’appello di Roma mercoledì ha bocciato il secondo ricorso presentato dal Pdl per la lista di Roma e provincia, mentre a Milano la Corte d’appello non ha riammesso la lista perla Lombardiadi Roberto Formigoni, il destino delle regionali è finito in mano aiTar di Lombardia e Lazio: il primo investito ieri, il secondo lo sarà probabilmente oggi.L’esclusione della lista in Lombardia ha modificato l’orientamento della Lega: Maroni escludeva una nuova norma quando c’era il solo Lazio a ballare, ma da mercoledì l’ipotesi non è più un tabù. La «soluzione politica» Già nella mattinata di ieri Umberto Bossi e altri ministri tra cui Ignazio La Russa non hanno nascosto la voglia di ricorrere ad un decreto. «È necessaria una collaborazione tra istituzioni perché la situazione potrebbe sfuggirci di mano» ha detto il presidente del Consiglio irritato a tal punto da definire un «golpe» quello che sta succedendo. A lui il Pdl ha quindi dato mandato «per valutare qualsiasi soluzione». «C’è stata un’interpretazione eccessivamente fiscale nei confronti delle nostre liste. I nostri non sono incapaci » ha commentato il Cavaliere. L’ultima parola spetta però al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il premier è salito al Quirinale per incontrarlo alle 21; nel vertice durato un’ora ha sondatola sua disponibilità a firmare un decreto legge che posticipi la scadenza dei termini per la presentazione delle liste elettorali, senza spostare la data del voto. In campo anche altre soluzioni per far slittare la consultazione elettorale di 15 giorni. «Ancora non c’è nulla di definito, in alcun modo – aveva avvertito il Capo dello Stato prima dell’incontro – Soluzione politica? Se qualcuno mi spiega cos’è, e da parte di chi e su che cosa, la esaminerò». Ma Berlusconi era rimasto ottimista al punto da indire un Consiglio dei Ministri straordinario alle 22 di ieri, subito dopo la consultazione. E invece il Cdm è saltato e sarà indetto probabilmente per oggi. Fonti del Quirinale hanno risposto con un secco “no comment” alla domanda su come fosse stata accolta la proposta di Berlusconi, ma in ambienti parlamentari si apprende «che non ha convinto il Capo dello Stato».