Noto gallerista ucciso e fatto a pezzi

Il genero ne avevano segnalato la scomparsa ieri mattina. Lo stavano cercando a Milano e anche fuori città. In realtà il corpo di Giovanni Schubert, noto gallerista d’arte, titolare della “Arte Borgogna” (nella centralissima Visconti di Modrone), giaceva già da ore in un sacco di plastica gettato nel Naviglio Pavese. Come nelle più atroci storie noir o di mala. Una fine atroce, quella di Schubert, ammazzato, fatto a pezzi e buttato giù dall’Alza i a dove la città inizia a incontrare la campagna, fra Milano e Rozzano. Un omicidio per il quale c’è anche già un reo confesso: C.M, 36 anni, anche lui esperto d’arte, con il quale Schubert avrebbe avuto un violentissimo litigio per motivi di soldi legati alla vendita di alcuni quadri. I due, secondo le indiscrezioni, erano rimasti in affari dopo aver collaborato nella galleria della vittima, come testimoniato anche dagli inquilini dello stabile di via Mascagni. È stata proprio una telefonata dell’uomo, intenzionato a confessare il proprio delitto, a indirizzare la polizia nel punto in cui il cadavere era stato gettato in acqua. I due si dovevano incontrare mercoledì sera. E dopo quell’incontro il suocero non aveva più dato notizie di sé. Il primo dei 6 sacchi in cui era stato nascosto il corpo seviziato di Schubert è venuto a galla nel pomeriggio di ieri. A poca distanza sono stati ritrovati anche gli altri 5. Secondo la confessione di C.M, l’omicidio sarebbe avvenuto al termine di una lite, con Schubert ucciso a calci e pugni. Preso dal panico, l’assassino ha cercato di far sparire il corpo facendolo a pezzi.