Formigoni escluso, oggi il verdetto

Al di là delle dichiarazioni di circostanza e dell’ottimismo di maniera, nel Pdl lombardo – pur convinti che il ricorso presentato ieri abbia le carte in regola per essere accolto – si respirava l’aria de ll’ultima spiaggia. A rendere ancora più evidente come a questo punto non si voglia lasciare nulla di intentato pur di vedere Formigoni schierato ai nastri di partenza, ieri mattina a Palazzo di giustizia si sono presentati i pezzi da novanta del partito: il ministro Ignazio La Russa nella sua veste di coordinatore nazionale del Pdl, il presidente della Provincia, nonché coordinatore regionale, Guido Podestà, e l’onorevole Massimo Corsaro. Insomma: una dimostrazione di forza istituzionale di fronte ai giudici che, dal canto loro, si sono riservati di decidere. Ventiquattr ’ore di tempo (anche se ne potrebbero utilizzare fino a 48) prima di decidere se riammettere o meno all’agone elettorale la lista “Per la Lombardia” di Roberto Formigoni. Il ricorso del Pdl si gioca tutto in punta di diritto. Vale a dire si punta a dimostrare come tutte e 514 le firme invalidate dai giudici siano in realtà legittime. È stato poi Corsaro, all’uscita dal Palazzo di giustizia a spiegare ai cronisti le parti salienti del ricorso. «Abbiamo prodotto la giurisprudenza degli ultimi anni che si è espressa positivamente sulla materia. Ora aspettiamocon serenità. Siamo ottimisti». La tesi difensiva del Pdl è semplice: un vizio formale non può assumere valore sostanziale. Uno dei legali di Formigoni ha poi spiegato che tra le irregolarità riscontrate nelle autenticazioni delle firme contestate ci sono in alcuni casi timbri che non corrispondono a quelli indicati dal ministero perché invece di essere tondi, sono rettangolari, mentre in altri casi i consiglieri comunali che hanno raccolto la firma, l’hanno autenticata scrivendovi accanto il proprio nome e ruolo, ma non apponendo il timbro. Incassata la prima vittoria, i Radicali ieri sono tornati alla carica chiedendo tra le altre cose una verifica calligrafica sul listino cappeggiato da Roberto Formigoni. «Tutte le circostanze rilevate – scrivono nella nuova memoria – inducono a dubitare della stessa provenienza delle sottoscrizioni così da alimentare dubbi inquietanti». Con ogni probabilità questa nuova richiesta sarà valutata dalla procura di Milano.