All’Aquila la rivolta delle carriole

L’hanno già ribattezzata “la rivolta delle carriole”. Per la terza domenica gli aquilani sono scesi in piazza e hanno ripopolato il centro storico per liberarlo simbolicamente dalle macerie e sollecitare le istituzioni a ricostruire la città. Momentidi tensione ci sono stati all’inizio della manifestazione, quando alcuni cittadini hanno forzato le transenne della zona rossa, subito dopo aperta a tutti. I manifestanti – seimila secondo la polizia –si sono attrezzati con carriole e secchielli. Poi la grande catena umana si è divisa su due lati –a destra i secchi pieni, a sinistra quelli vuoti – e ha attraversato il centro storico. Molti avevano in testa un elmetto giallo o cappelli da muratori. Sui berretti la scritta “L’Aquila rinasce dalle sue macerie”. Hanno partecipato alla catena umana anche docenti universitari, professionisti e molti giovani. Tra la folla c’era Sabina Guzzanti, che sta preparando un docufilm sul terremoto, e alcuni gruppi di turisti stranieri. A rimuovere simbolicamente le macerie c’era anche la presidente della Provincia, Stefania Pezzopane, il deputato del Pd, Giovani Lolli, e Giampaolo Giuliani, il tecnico noto in città per i suoi ripetuti allarmi nei giorni immediamente precedenti il sisma del 6 aprile. Il sindaco Massimo Cialente è stato preso d’assalto dai cittadini che l’hanno bombardato di richieste. Ha partecipato alla catena umana anche un bimbo di 3 anni e mezzo, Davide Baldacci, che con la sua carriolina rossa da spiaggia ha portato via 3 vecchi sanpietrini. Il grosso problema dell’Aquila èappunto rappresentato dallo smaltimento delle macerie. Ci sono ancora cinque tonnellate di detriti da rimuovere, e al momento è attivo solo un sito di stoccaggio, che raccoglie appena 500 tonnellate al giorno.Per giunta le macerie nell’ex cava Teges vengono solo separate con una raccolta differenziata. Non è stato ancora possibile avviare gli appalti per un reale smaltimento. Il problema, come ha spiegato lo stesso sindaco Cialente, è rappresentato «da una normativa che considera queste macerie come rifiuti normali, dunque non smaltibili in altro modo». A termine della manifestazione un cumulo simbolico di macerie è stato lasciato davanti alla sede del Consiglio regionale.