Frode storica, chiesto l’arresto per Scaglia e Di Girolamo

Società telefoniche, politici, finanzieri, ma anche ‘ndrangheta. Tutti coinvolti «nella più colossale frode di sempre» dal valore di 2,2 miliardi, con un danno per lo Stato di 365 milioni. Il riciclaggio – avvenuto tra il 2003 e il 2007 – veniva realizzato attraverso la falsa fatturazione di servizi telefonici e telematici inesistenti, venduti in due operazioni commerciali a Fastweb e a Telecom Sparkle, rispettivamente dalle compagini italiane Cmc e Web Wizzard nonché daI Globe e Planetarium,che evadevano il pagamento dell’Iva per appunto 365 milioni. Per realizzare la frode colossale si sono avvalsi di società di comodo di diritto italiano, inglese, panamense, finlandese, lussemburghese e off-shore. L’Iva lucrata veniva incassata su conti esteri, e poi il denaro venivano reinvestito in gioiellerie, negozi di abbigliamento, ristoranti e immobili, tutti a Roma. L’inchiesta, durata tre anni, ha scoperto una vera e propria «organizzazione transnazionale ». L’antimafia ha chiesto l’arresto di 56 persone. Due i nomi di spicco: Silvio Scaglia, fondatore di Fastweb, che è ricercato. Si troverebbe all’estero e ha fatto sapere di essere disposto a farsi interrogare. L’altro nome eccellente è quello del senatore del Pdl Nicola Di Girolamo, accusato di aver violato la legge elettorale «con l’aggravante mafiosa ». In particolare, la famiglia mafiosa Arena di Isola di Capo Rizzuto (Crotone) lo avrebbe favorito mandando emissari in Germaniache avrebbero messo le mani sulle schede bianche per l’elezione dei candidati al Senato votati dagli italiani residenti all’estero, e le avrebbero riempite con il nomedi Di Girolamo. Ora la Giunta parlamentare dovrà pronunciarsi sulla richiesta d’arresto. Ma già nel 2008 il Senato ha detto “no” a un’altra richiesta di arresto nei suoi confronti. L’accusa allora riguardava la sua elezione in Parlamento. Tra gli indagati c’è anche Stefano Parisi, ad di Fastweb. E un maggiore della Guardia di finanza, Luca Berriola.