Regionali, l’ultimatum della Bonino

Uno sciopero della famae e della sete «per ripristinare un minimo di legalità nel processo elettorale che oggi vede violata la legge elettorale 43 del 1995». Lo ha annunciato ieri mattina a Milano la leader dei radicali e candidata alla presidenza della Regione Lazio Emma Bonino. Un «atto costosissimo e pesante – ha dichiarato la Bonino – che vuole essere un segnale di speranza e non solamente di protesta, per chiedere al governo strumenti che pongano un correttivo alla situazione di illegalità che oggi preclude ai cittadini italiani una o più scelte. Abbiamo inviato a nostre spese a tutti i Comuni le liste e i moduli di raccolta firme. A oggi quasi nessuno degli 8mila Comuni italiani grandi e piccoli ha pensato di adempiere all’articolo 4 della legge 43. In parecchie Regioni, solo pochissime delle 300mila persone tra consiglieri, assessori, sindaci che possono autenticare le firme, ha pensato di ottemperare a questa funzione attribuita loro dalla legge. Ad esempio a Rieti, denuncia il Partito Liberale Italiano, «la somma degli autografi da raccogliere raggiunge e forse supera il numero degli abitanti della provincia». Casi limite simbolo di uno “sb a rr am e nt o ” che ha fatto perdere la pazienza alla Bonino: «Questo non è il momento della rassegnazione – ha detto la candidata del Pd – Lo sciopero è un’iniziativa non violenta. Mi auguro che tutti i cittadini, radicali o meno, non si arrendano, ma moltiplichino l’impegno per raccogliere le firme e pretendere il rispetto della legge. Non è una rinuncia o un alzare bandiera bianca, ma semmai l’alzare la bandiera infangata della democrazia ». Zingaretti, ex indiziato alla candidatura del Pd, ha invitato il suo partito a riflettere e rispondere sul problema sollevato dalla Bonino, che negli scorsi giorni si era già lamentata per il ritiro dell’invito in tv da parte di Matrix con conseguente «violazione di par condicio». Per la Bonino l’elemento necessario a scongiurare un ritiro della sua candidatura è un decreto legge che abolisca le firme per la presentazioni delle liste o ne dimezzi il numero o che, ancora, prolunghi il tempo per la raccolta. Ma, interrogato su un possibile passo indietro della Bonino (che ieri ha fatto anche le visite mediche di rito), il segretario del Pd Pierluigi Bersani ha mostrato una certa serenità: «Non credo, non credo, non credo – ha detto – la sua è una segnalazione forte che va alle istituzioni, al ministero dell’interno, ai Comuni che sono preposti alla raccolta delle firme, al sistema dell’informazione. Penso sia una protesta che va ascoltata». Chi invece non ha alcuna intenzione di ascoltarla è l’ex presidente della Regione Francesco Storace: «Ma quanto deve durare la sceneggiata della Bonino? – ha detto ieri – Lo sanno tutti che si presenterà alle Regionali e sta facendo la solita operazione mediatica. Figuriamoci se rinunciano ai rimborsi elettorali…».