Fame ed energia

Come favorire l’industrializzazione di un Paese grande come l’India con una popolazione di più di un miliardo di persone? Semplice, mettendole a disposizione tutta l’energia necessaria (energia che, se richiesta e reperita sul mercato mondiale sotto forma di petrolio, ne provoca naturalmente l’aumento del prezzo). E come garantire al miliardo e mezzo di cinesi qualcosa di più di una ciotola di riso come sostentamento quotidiano? Anche in questo caso la risposta è semplice (e semplicistica): o incrementando l’agricoltura del Paese, o andando a reperire le risorse dove ve ne siano in eccesso.

Come conseguenza, il prezzo dei cereali aumenta: in un anno quello del grano del 130, quello del riso del 70, quello della soia dell’87 per cento.
In Africa… qui il discorso è diverso, perché mentre India e Cina riescono a sfruttare le proprie risorse interne per l’approvvigionamento all’estero, nelle nazioni del Continente nero ciò avviene limitatamente, con la conseguenza che proprio qui si concentra tanta parte della popolazione sottonutrita del pianeta.

Ma nel mondo vi sono ancora tante eccedenze produttive, viene da osservare. Certo, ma questa non è la risposta, perché qualcuno – l’ONU?, una qualche organizzazione filantropica?, la Caritas? – queste eccedenze dovrà pur pagarle ai produttori (e con quali fondi?), oltre a far fronte ai costi dei relativi spostamenti delle derrate da una parte all’altra del globo. E poi… e poi c’è da tenere presente che queste eccedenze fra qualche tempo potrebbero non esserci più, in quanto sempre in quantità maggiore destinate alla produzione di quei biocarburanti il cui utilizzo va a poco a poco a sostituire quello dei derivati dal petrolio.

Dunque, necessità di energia da un lato, necessità di prodotti alimentari da un altro, e in mezzo la possibilità di sfruttare i secondi per ottenere la prima. C’è qualcosa che non funziona, anche perché – ci dicono – per produrre un litro di etanolo occorre una quantità di energia pari alla maggior parte di quella che il litro stesso può fornire, e oltretutto perché – ci dicono ancora – il quantitativo di mais necessario per assicurare un pieno di carburante ad un’automobile potrebbe garantire il sostentamento, e cioè sfamare, un essere umano per un anno. Se è veramente così, davvero c’è qualcosa che non funziona.

(Fonte:il vortice)